22 marzo 2021 15:36

La scorsa settimana il conflitto tra il primo ministro Mustafa al Kadhimi e le milizie irachene filoiraniane si è riacceso. Il terreno di scontro questa volta sono stati i servizi d’intelligence nazionali. Trecento agenti, in gran parte ex componenti di gruppi armati o esponenti dei principali partiti, sono stati trasferiti dai loro delicati ruoli nella capitale Baghdad all’ente incaricato di controllare le frontiere.

Il servizio d’intelligence iracheno si occupa prevalentemente di raccolta e analisi d’informazioni, ma ha anche svolto molte attività all’interno del paese. Prima del 2003, l’apparato era gestito da Saddam Hussein e guidato da componenti della sua famiglia. Dopo il 2003 la maggior parte dei membri dell’ex partito Baath sono stati espulsi e sostituiti da esponenti delle principali formazioni politiche del paese. Nel 2016 Al Kadhimi è diventato capo dell’intelligence con un profilo da indipendente.

Voci su un complotto
Le milizie filoiraniane irachene, nel pieno delle tensioni tra Washington e Teheran, hanno dato grande importanza ai servizi d’intelligence. Considerano ogni cambiamento negli apparati di sicurezza come una dichiarazione di guerra contro di loro e la loro influenza. Qais al Khazali, segretario generale del gruppo paramilitare Asaib ahl al haq, sostenuto dall’Iran, ha scritto su Twitter che l’Iraq avrebbe fatto arrivare una squadra di ufficiali della sicurezza dagli Emirati Arabi Uniti e che gli avrebbe affidato il compito di gestire i servizi nazionali, in un “complotto contro l’Iraq”.

Il partito islamico Dawa, che si oppone ad Al Kadhimi, è il più colpito dalla riorganizzazione dei servizi segreti. Il suo leader Nuri al Maliki, negli otto anni in cui è stato primo ministro (2010-2018), ha assegnato incarichi importanti a molti membri di Dawa. Uno di loro, Amal al Hur, in un’intervista televisiva ha dichiarato: “Ci sono tentativi da parte degli Emirati Arabi Uniti e di Erbil (sede del governo autonomo del Kurdistan iracheno) di distruggere l’Iraq”. Ha inoltre accusato l’attuale governo di tacere su questa cospirazione.

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In risposta a questi attacchi, i servizi d’intelligence, tuttora guidati da Al Kadhimi, hanno respinto le accuse definendo le informazioni “totalmente false” e minacciando di denunciare Qais al Khazali.

In un’altra sede, la commissione parlamentare per la sicurezza e la difesa ha fatto sapere di voler convocare il vicedirettore dell’intelligence per chiedergli conto delle affermazioni in base alle quali una squadra di agenti emiratini sarebbe alla guida degli apparati di sicurezza nazionali.

Finora le due parti continuano a scambiarsi accuse. Lunedì scorso, però, un gruppo filoiraniano che si fa chiamare Ashab al kahf, i “compagni della caverna”, ha alzato la posta: ha dichiarato che tutti i tentavi di Al Khadimi di riorganizzare i servizi di sicurezza in base agli interessi di Washington e di Londra non saranno sufficienti a mantenerlo al potere, e che presto assaporerà il gusto dell’umiliazione e della disperazione.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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