31 agosto 2021 16:14

Il popolare leader religioso Muqtada al Sadr era furioso quando ha deciso di boicottare le prossime elezioni irachene. In un discorso trasmesso in televisione, Al Sadr ha avvertito gli iracheni mettendoli in guardia dalla possibilità di un destino simile a quello dell’Afghanistan e della Siria. Immediatamente dopo il suo discorso tutti i politici della sua coalizione hanno annunciato il ritiro dalla prossima consultazione elettorale.

Oggi Al Sadr controlla il blocco più consistente del parlamento iracheno, con 54 deputati su un totale di 325 seggi. Solo poche settimane fa i suoi seguaci contavano di conquistare 100 seggi nel prossimo parlamento: con numeri del genere la coalizione avrebbe avuto l’opportunità di dare forma al futuro governo. La prossima tornata elettorale, prevista per il 10 ottobre, sarà la quinta dal 2003. Ma i partiti principali, al pari di quello sadrista, si comportano con molto nervosismo e altre cinque coalizioni hanno annunciato il boicottaggio delle elezioni.

Un’occasione da non perdere
Alcuni partiti dietro le quinte hanno tentato di rinviare la consultazione ad aprile del 2022. Un incontro politico allargato è previsto “a breve” a Baghdad, e dovrebbe coinvolgere i leader dei partiti insieme al primo ministro Mustafa al Kadhimi, con l’obiettivo di decidere se tenere comunque le elezioni nella data stabilita oppure rinviarle, per dare più tempo ai tentativi di mediazione in corso con le forze promotrici del boicottaggio e convincerle a rientrare in corsa.

La rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per l’Iraq, Jeanine Hennis-Plasschaert, è stata più ottimista rispetto alle elezioni. In un discorso al Consiglio di sicurezza il 25 agosto ha dichiarato che le elezioni sono “di grande importanza per il futuro dell’Iraq, e boicottarle non è una strategia efficace”.

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All’inizio della settimana il Partito democratico del Kurdistan (Pdk) e il partito Da’wa dell’ex primo ministro Nouri al Maliki in un comunicato congiunto hanno chiesto che le votazioni si svolgano secondo l’agenda stabilita.

Salem Yasser, 34 anni, è un candidato indipendente che ha deciso di boicottare le elezioni e mi descrive così la situazione: “È inutile. Saranno tre le forze a influenzare le prossime elezioni: la minaccia delle milizie sciite nel sud e a Baghdad, il flusso di denaro nelle regioni sunnite occidentali e i brogli elettorali nel Kurdistan iracheno. Anche con un vasto boicottaggio i soliti partiti dominanti si ricicleranno per la quinta volta”.

(Traduzione di Francesco De Lellis)