20 settembre 2021 15:46

Tre fenomeni stanno dominando le campagne elettorali dei candidati iracheni in vista del prossimo voto: le spese esagerate, l’aggressività e la ripetitività.

Tre deputati hanno espresso il proprio stupore denunciando le spese eccessive nel breve periodo che precede le elezioni. Il segretario generale del Partito islamico iracheno, Rashid al Azzawi, ha rivelato che alcuni candidati hanno speso milioni di dollari e hanno tentato di comprare alcune persone influenti con doni di valore e armi. Al Azzawi ha fatto appello al governo e alla Commissione elettorale affinché intervengano e chiedano conto del loro operato a questi candidati.

Dalla diffusione e dalle dimensioni dei manifesti e degli annunci pubblicitari sui mezzi d’informazione è chiaro che gli stessi candidati alle precedenti tornate abbiano speso più denaro per potersi riciclare nella consultazione del prossimo 10 ottobre.

Al tempo stesso molti candidati hanno protestato contro le tattiche di diffamazione lanciate dai propri avversari. La candidata della coalizione Stato di diritto, Hanan al Fatlawi, in un messaggio rivolto al leader del movimento di Muqtada al Sadr ha denunciato che i seguaci di quest’ultimo avrebbero preso di mira i proprietari degli edifici e dei negozi che hanno accettato di esporre i suoi manifesti elettorali, minacciandoli di appiccare il fuoco alle loro attività commerciali.

A colpi di slogan
Anche se il consiglio supremo della magistratura iracheno ha emanato il 9 settembre una decisione che stabilisce delle pene per chi strappa o altera le immagini o i manifesti dei candidati, alcuni gruppi armati giovanili ignorano l’ordinanza. Le forze di sicurezza irachene hanno arrestato due persone che stavano strappando le immagini di alcuni candidati a Fallujah, nel governatorato di Anbar, dove la lotta tra i diversi concorrenti è particolarmente aspra.

Nella città di Nassiriyah, a sud di Baghdad, alcuni attivisti indignati hanno annunciato che non permetteranno di esporre le immagini di candidati corrotti o di candidati responsabili dell’uccisione di manifestanti pacifici.

Si tratta di una campagna elettorale costosa, dura e aggressiva.

Per di più, la maggior parte dei candidati, anche quelli corrotti, accanto alla propria immagine hanno quasi gli stessi slogan: “Costruire lo stato!”, “Combattere la corruzione!”.

(Traduzione di Francesco De Lellis)