Nasry Asfura, sostenuto dal presidente statunitense Donald Trump, ha prestato giuramento il 27 gennaio per un mandato di quattro anni come presidente dell’Honduras, il paese più povero e violento dell’America Centrale.
“Prometto solennemente di rispettare la costituzione e le leggi”, ha dichiarato Asfura, 67 anni, durante la cerimonia in parlamento.
Il suo arrivo al potere chiude quattro anni di governo di sinistra e assicura a Trump un altro alleato in America Latina, dopo le vittorie della destra in Cile, Bolivia, Perù e Argentina.
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I risultati delle elezioni presidenziali, annunciati a dicembre con quasi tre settimane di ritardo, suscitando sospetti di frode, erano stati contestati dalla presidente uscente di sinistra Xiomara Castro, che aveva anche denunciato “le ingerenze di Trump”. Il presidente statunitense aveva infatti minacciato di bloccare gli aiuti all’Honduras se Asfura non avesse vinto.
Due settimane fa Asfura, ex imprenditore edile e sindaco di Tegucigalpa, aveva effettuato una visita negli Stati Uniti per incontrare il segretario di stato Marco Rubio.
Al ritorno in Honduras aveva annunciato un progetto di accordo di libero scambio con gli Stati Uniti e un rafforzamento della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza.
Ma secondo molti commentatori, la questione migratoria sarà al centro delle relazioni con Washington.
Circa due milioni di honduregni vivono negli Stati Uniti, molti dei quali senza documenti.
Asfura spera che Washington possa ripristinare un dispositivo speciale, chiamato Tps, che proteggeva dall’espulsione circa 60mila honduregni.
Asfura, che non ha la maggioranza in parlamento, ha invitato i deputati a sostenere il suo programma politico, di cui però non ha svelato i dettagli.
“Le differenze di orientamento politico possono essere superate”, ha affermato Asfura, che aveva vinto le presidenziali con uno strettissimo margine su Salvador Nasralla, candidato del centrodestra.
Nasralla, che continua a rivendicare la vittoria, ha dichiarato in un videomessaggio che Asfura “non ha alcuna legittimità”.
Sotto la presidenza Castro, Tegucigalpa aveva rotto le relazioni diplomatiche con Taiwan, che la Cina considera una provincia ribelle. Asfura ha fatto sapere che potrebbe ripristinarle.