Nella notte tra il 28 e il 29 gennaio sono stati segnalati spari ed esplosioni nella zona dell’aeroporto internazionale di Niamey, in Niger, prima di un ritorno alla calma, hanno riferito alcuni testimoni.
Il Niger, paese in cui gli attacchi jihadisti sono frequenti, è attualmente guidato dal generale Abdourahamane Tiani, capo della giunta militare al potere dal colpo di stato del luglio 2023 in cui era stato destituito il presidente Mohamed Bazoum.
Gli spari sono cominciati “poco dopo la mezzanotte e sono durati circa due ore”, hanno riferito gli abitanti di un quartiere vicino all’aeroporto.
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L’aeroporto internazionale di Niamey ospita una base dell’aeronautica militare, una base di droni costruita di recente e il quartier generale della Forza unificata creata da Niger, Burkina Faso e Mali per combattere i gruppi jihadisti.
Non si conoscono le cause degli spari e delle esplosioni, ma nei video girati dagli abitanti della zona si vedono lunghe scie luminose, che sembrerebbero indicare l’attivarsi della difesa antiaerea, forse contro un attacco di droni. In altre immagini si vedono veicoli avvolti dalle fiamme.
Non è chiaro se ci siano state vittime.
Un importante carico di uranio, di cui il Niger è uno dei principali produttori mondiali, è attualmente immagazzinato all’aeroporto di Niamey, in attesa di essere esportato.
Quasi duemila morti nel 2025
Il Niger, come i vicini Mali e Burkina Faso, anch’essi governati da giunte militari, è minato dalle violenze jihadiste, in particolare nell’ovest del paese.
Tutti e tre i paesi hanno rotto le relazioni con la Francia, ex potenza coloniale, espellendo i soldati francesi che partecipavano al loro fianco alla lotta contro i gruppi jihadisti.
Hanno poi formato una confederazione, l’Alleanza degli stati del Sahel, e una forza congiunta di cinquemila uomini per combattere i gruppi jihadisti legati ad Al Qaeda o al gruppo Stato islamico (Is).
Ma le violenze non sono diminuite. Secondo l’ong Acled, che registra le vittime dei conflitti nel mondo, nel 2025 quasi duemila persone sono morte negli attacchi jihadisti in Niger.