L’11 febbraio la Heineken, multinazionale olandese della birra, ha annunciato più di cinquemila licenziamenti citando “le difficili condizioni del mercato”, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.
“Puntiamo a rafforzare la produttività su vasta scala allo scopo di realizzare risparmi significativi, tagliando da cinquemila a seimila posti di lavoro nei prossimi due anni”, ha affermato l’azienda in un comunicato.
L’annuncio è stato accolto con favore dagli investitori, con il titolo della Heineken che ha guadagnato il 3,9 per cento nelle prime contrattazioni alla borsa di Amsterdam.
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“Rimaniamo cauti nelle nostre previsioni a breve termine sull’evoluzione del mercato della birra”, ha dichiarato l’amministratore delegato Dolf van den Brink, che il 31 maggio lascerà la guida dell’azienda dopo quasi sei anni.
“La mia priorità nei prossimi mesi sarà lasciare la Heineken nella posizione più forte possibile”, ha aggiunto.
La Heineken, il secondo produttore mondiale di birra dopo la Ab InBev, sta attraversando un periodo difficile.
A ottobre aveva già annunciato la soppressione o il trasferimento di quattrocento posti di lavoro nell’ambito di una profonda riorganizzazione della sede centrale di Amsterdam.
Attualmente l’azienda ha circa 87mila dipendenti nel mondo.
I dirigenti della Heineken non hanno fornito dettagli su dove avverrà la maggior parte dei licenziamenti, ma il direttore finanziario Harold van den Broek ha lasciato intendere che riguarderanno l’Europa.
“Certo, l’Europa rappresenta una parte importante delle nostre attività”, ha dichiarato.
Nel 2025 la Heineken aveva registrato una riduzione del 2,4 per cento dei volumi globali di birra, particolarmente marcata in Europa e negli Stati Uniti.
Il fatturato si era attestato a 34,4 miliardi di euro, contro i 36 miliardi dell’anno precedente.