François Hollande con David Cameron all’Eliseo, a Parigi, il 15 febbraio 2016.
  • 16 Feb 2016 09.56

Regno Unito e profughi rischiano di dividere l’Europa

Bernard Guetta
16 febbraio 2016 09:56

La sera del 15 febbraio François Hollande ha ricevuto il primo ministro britannico David Cameron perché voleva verificare che il Regno Unito non intenda creare due tipi di regolamentazione dei mercati finanziari in Europa approfittando delle proposte avanzate per convincere i britannici a restare all’interno dell’Unione.

È un problema non da poco, perché se fosse così la piazza finanziaria di Londra, la city, beneficerebbe di vantaggi superiori alle altre borse del continente che sono sottoposte a controlli più stretti. Sarebbe una distorsione della concorrenza talmente forte che le piazze continentali sarebbero rapidamente relegate a un ruolo secondario mentre la city continuerebbe a operare nell’Unione senza alcun limite ma con più libertà rispetto ai suoi clienti.

Merkel sola contro tutti

In altre parole Hollande ha posto a Cameron un problema di fiducia. A quanto pare la risposta del primo ministro britannico è stata poco soddisfacente, tanto che il presidente francese ha sottolineato che “c’è ancora molto lavoro da fare” prima che i 28 capi di stato e di governo trovino un’intesa sull’offerta da presentare a Londra in occasione del Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio. La trattativa sul Regno Unito è tanto più difficile se consideriamo il disaccordo sui profughi.

Sempre più profonde, le divergenze su questo tema hanno creato uno scenario in cui la Germania sembra sola contro tutti.

Angela Merkel ripete che non è accettabile che un’Unione composta da più di 500 milioni di abitanti, una delle due prime potenze economiche del mondo, non possa accogliere i profughi siriani in fuga da Bashar al Assad, dal gruppo Stato islamico e dai bombardamenti russi. Berlino ripete che basterebbe creare un meccanismo di ripartizione dei profughi tra gli stati membri per risolvere il problema.

La cancelliera tedesca ha ragione, ed è il vanto dell’Europa. Il problema è che quasi tutti gli altri governi non vogliono sentir parlare di altri rifugiati da accogliere, per convinzione o per timore di un’ascesa dell’estrema destra. Al momento il conflitto è talmente netto che il 13 febbraio, a Monaco, il primo ministro francese Manuel Valls ha intaccato l’unità di facciata che Merkel e Hollande mantengono a fatica. “Non possiamo accogliere altri profughi”, ha dichiarato Valls definendo la posizione della cancelliera “temporaneamente giustificata” ma “insostenibile sul lungo periodo”.

Che nasca da un momento di cedimento o da ambizioni presidenziali, questa coltellata alle spalle inflitta ad Angela Merkel riflette un clima generale.

Se gli accordi con la Turchia, il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione e il controllo dell’Egeo tramite le navi della Nato non ridurranno presto il flusso di profughi, l’Unione rischia una frattura, un rischio che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha definito assolutamente “reale”.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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