Luca Traini arriva al palazzo di giustizia di Macerata, il 9 maggio 2018.

Luca Traini condannato a 12 anni per la tentata strage di Macerata

Luca Traini arriva al palazzo di giustizia di Macerata, il 9 maggio 2018.
03 ottobre 2018 18:40

Dodici anni di carcere per Luca Traini, il militante di estrema destra di 29 anni accusato della tentata strage di Macerata del 3 febbraio del 2018. L’ha deciso la corte di assise di Macerata, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha giudicato Traini colpevole dei reati di strage aggravata dall’odio razziale, tentato omicidio plurimo, danneggiamento e porto abusivo d’arma. Una perizia, chiesta dalla difesa, ha stabilito che l’uomo era capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

Traini – originario di Tolentino – è intervenuto in aula durante l’ultima udienza, il 3 ottobre, chiedendo scusa e rifiutando l’accusa di razzismo. “Il pensiero di colpire chi potesse essere uno spacciatore, un venditore di morte era prevalente. Per questo sono stato additato di razzismo, ma ad oggi posso però affermare dal profondo del mio animo che questo termine non mi è mai appartenuto”, ha detto Traini in una dichiarazione spontanea durante l’ultima udienza. Ma i giudici hanno ritenuto che il movente razziale invece era presente e che sia stato provato dall’accusa. Traini è stato giudicato con il rito abbreviato e per questo ha potuto beneficiare di uno sconto di pena. Alla lettura del verdetto erano presenti alcune delle vittime della tentata strage.

Traini, che si era candidato nelle liste della Lega nel giugno del 2017 a Corridonia, sabato 3 febbraio 2018 aveva preso la sua pistola Glock e si era messo a girare per la città sparando in dieci punti e colpendo almeno sei persone, tutte di origine africana. Al termine della sparatoria aveva reso omaggio al monumento ai caduti di piazza Vittoria, dove è stato arrestato, avvolto da una bandiera italiana. Dopo l’arresto, aveva detto di aver agito per vendicare Pamela Mastropietro, una ragazza romana morta qualche giorno prima in circostanze non ancora chiarite a Macerata, dopo essere fuggita da una comunità di tossicodipendenti e aver incontrato uno spacciatore nigeriano, Innocent Oseghale.

Nella perquisizione della casa di Traini a Tolentino i carabinieri hanno trovato diverse pubblicazioni neofasciste e una copia del Mein Kampf di Adolf Hitler. Traini inoltre ha tatuato sulla fronte il Wolfsangel, il simbolo celtico usato dai nazisti e ripreso anche nello stemma di Terza posizione, un’organizzazione eversiva neofascista fondata alla fine degli anni settanta da Roberto Fiore, oggi leader di Forza nuova. Dopo la sparatoria, Fiore si è schierato pubblicamente al fianco di Luca Traini e si è impegnato a non lasciarlo solo e a pagargli le spese legali.

La tentata strage, avvenuta un mese prima delle elezioni del 4 marzo 2018, ha influenzato la campagna elettorale italiana e ha diviso lo schieramento del centrosinistra, già segnato da profonde divergenze. Alla manifestazione antirazzista convocata a Macerata subito dopo la sparatoria hanno partecipato attivisti e cittadini, ma l’iniziativa non è stata appoggiata né dal Partito democratico né da importanti associazioni come la Cgil e l’Anpi.

Pape Diaw, Gad Lerner e Aboubakar Soumahoro saranno al festival di Internazionale a Ferrara il 7 ottobre alle 11 al Teatro comunale per parlare dei fatti di Macerata e di altri attacchi razzisti avvenuti in Italia quest’anno.

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