18 dicembre 2019 11:20

I 435 deputati della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti votano il 18 dicembre per decidere se mettere in stato d’accusa il presidente Donald Trump. Ecco come si è arrivati fin qui e cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane.

Cos’è l’impeachment?

È una procedura, prevista dalla costituzione degli Stati Uniti, per destituire i funzionari governativi che sono accusati di “tradimento, corruzione, altri crimini gravi e illeciti”. Si sviluppa in due fasi: nella prima la camera avvia l’indagine contro il funzionario e decide se incriminarlo (basta una maggioranza semplice); a quel punto si apre un vero e proprio processo al senato (dove servono due terzi dei voti favorevoli per decretare la destituzione).

Nei circa 240 anni di storia degli Stati Uniti la procedura di impeachment è stata aperta 19 volte: 15 volte contro giudici federali (tra cui un giudice della corte suprema), una volta contro un segretario di gabinetto, una volta contro un senatore e due volte contro un presidente.

Il primo presidente a essere incriminato e processato fu Andrew Johnson nel 1868, tre anni dopo la fine della guerra civile. Era accusato, tra le altre cose, di aver licenziato il segretario alla guerra contro il volere del congresso. Johnson si salvò per un solo voto. Il suo processo ebbe importanti implicazioni sul rapporto tra potere esecutivo e legislativo, che è un tema di scontro ancora oggi negli Stati Uniti.

Il secondo presidente sottoposto a impeachment è stato il democratico Bill Clinton, che tra la fine del 1998 e l’inizio del 1999 venne incriminato e processato per aver mentito sulla sua relazione con Monica Lewinsky e per aver cercato di ostacolare la giustizia. I repubblicani, che chiedevano la rimozione di Clinton, andarono molto lontani dalla maggioranza dei due terzi. Richard Nixon, l’ultimo presidente a lasciare la Casa Bianca prima della fine del mandato, si dimise, nel 1974, prima che la camera aprisse una procedura d’impeachment contro di lui.

Di cosa è accusato Donald Trump?

Nella risoluzione approvata dalla commissione giustizia della camera la scorsa settimana compaiono due capi d’imputazione: abuso di potere e intralcio alla giustizia.

La prima accusa ruota intorno a una telefonata, che risale a luglio di quest’anno, in cui Trump sembra chiedere al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj di aiutarlo a raccogliere informazioni compromettenti su Joe Biden – vicepresidente tra il 2009 e il 2017 e oggi candidato democratico alle primarie democratiche in vista delle elezioni presidenziali del novembre 2020 – e su suo figlio Hunter, che tra il 2014 e il 2019 è stato nel consiglio d’amministrazione di un’importante compagnia energetica ucraina. Per convincere Zelenskyj ad assecondare la sua richiesta, Trump avrebbe bloccato temporaneamente gli aiuti militari all’Ucraina (che è ancora in guerra con i separatisti filorussi nell’est del paese); inoltre avrebbe promesso al presidente ucraino di invitarlo alla Casa Bianca se avesse annunciato l’apertura dell’inchiesta contro Biden.

In pratica, i democratici sono convinti che Trump abbia usato i poteri che derivano della sua carica per colpire un avversario politico interno, quindi mettendo il suo interesse al di sopra di quello della nazione e commettendo un abuso di potere. Questa versione sembra essere stata confermata dalle testimonianze alla camera di attuali ed ex collaboratori di Trump, tra cui Gordon Sondland, ambasciatore statunitense all’Unione europea, e Fiona Hill, che per quasi due anni ha lavorato nell’amministrazione Trump come consigliera per la sicurezza nazionale sulla Russia e l’Europa. Nelle loro deposizioni hanno anche confermato che alcune persone vicine a Trump, tra cui il suo avvocato personale Rudy Giuliani, portavano avanti una politica estera parallela sull’Ucraina, e che le più importanti figure dell’amministrazione, tra cui il vicepresidente Mike Pence e il segretario di stato Mike Pompeo, ne erano a conoscenza. A ottobre sono stati arrestati due collaboratori di Giuliani che lo avrebbero aiutato a raccogliere informazioni su Biden.

La seconda accusa, l’intralcio alla giustizia, è dovuta al modo in cui Trump ha affrontato l’inchiesta aperta alla camera. Secondo i democratici, la Casa Bianca avrebbe ordinato ai funzionari dell’amministrazione di non testimoniare davanti alle commissioni della camera e di non fornire i documenti che gli inquirenti avevano chiesto.

Come si difende Trump?

Il presidente nega di aver usato gli aiuti militari come merce di scambio con l’Ucraina e sostiene che avesse tutte le ragioni per chiedere un’indagine su Joe e su Hunter Biden. Afferma che l’inchiesta contro di lui sia una caccia alle streghe organizzata dai democratici e dai mezzi d’informazione di sinistra.

Il 17 dicembre Trump ha scritto una lettera aperta diretta alla presidente della camera, Nancy Pelosi, accusandola di tradire il suo giuramento e affermando che la procedura d’impeachment costituisce un atto incostituzionale di abuso di potere.

I repubblicani hanno messo in piedi una difesa un po’ più articolata basata su tre elementi: il presidente ucraino ha detto di non essersi sentito sotto pressione a causa della telefonata; gli ucraini non sapevano che gli aiuti militari fossero stati congelati; alla fine gli aiuti sono stati sbloccati.

Cosa succederà alla camera?

A questo punto non ci sono dubbi sul fatto che la camera, controllata dai democratici, incriminerà Trump. Fino a qualche giorno fa sembrava possibile che alcuni democratici potessero rifiutarsi di sostenere l’impeachment. In particolare quelli eletti nei distretti dove Trump ha vinto nel 2016, e che potrebbero rischiare di perdere il seggio alle prossime elezioni. Nelle ultime settimane la Casa Bianca ha fatto molta pressione su di loro per convincerli a schierarsi con i repubblicani. Ma il 16 dicembre tutti quei deputati hanno annunciato che voteranno contro Trump. Sono solo due i democratici che potrebbero votare contro l’incriminazione. Tra questi c’è Jeff Van Drew del New Jersey, che ha detto di voler passare al Partito repubblicano.

Una volta messo in stato d’accusa, Trump sarà processato dal senato. Nancy Pelosi, presidente democratica della camera, sceglierà alcuni deputati democratici che durante il processo svolgeranno il ruolo di pubblici ministeri.

Cosa succederà al senato?

I senatori interromperanno ogni attività parlamentare fino alla sentenza sull’impeachment, e ognuno di loro svolgerà il ruolo di giurato, cioè ascolterà le accuse, gli argomenti della difesa e si farà un’idea su come votare. John Roberts, il giudice capo della corte suprema, presiederà le sedute.

Prima che il processo cominci, i leader dei democratici e dei repubblicani al senato tratteranno per approvare una risoluzione che stabilisca le regole di base del processo, per esempio quanto tempo avranno le parti in causa per presentare le loro posizioni. I democratici hanno espressamente chiesto ai leader repubblicani di interrogare i funzionari che si sono rifiutati di testimoniare durante l’inchiesta alla camera, come l’ex consigliere alla sicurezza nazionale John Bolton e Mick Mulvaney, il capo dello staff del presidente. Mitch McConnell, leader della maggioranza repubblicana al senato, ha detto che non succederà perché non spetta al senato raccogliere nuove prove.

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Anche per questo motivo, non c’è da aspettarsi grandi sorprese durante il processo. Com’è successo alla commissione giustizia della camera la scorsa settimana, i senatori democratici e repubblicani si esprimeranno su Trump in base alla loro affiliazione partitica. Considerando i numeri al senato, Trump è praticamente sicuro di essere assolto: i repubblicani possono contare su 53 voti, i democratici su 47, quindi per ottenere la destituzione del presidente dovrebbero portare dalla loro parte venti repubblicani. Una possibilità più che remota, visti i toni dello scontro e l’aumento della polarizzazione politica.

Questa situazione, la difficoltà di convincere gli avversari politici a cambiare idea sull’impeachment, riflette fedelmente quella della società statunitense. Secondo gli ultimi sondaggi, il 46 per cento degli americani pensa che Trump debba essere rimosso dall’incarico, mentre il 49 per cento non vuole che succeda. Un sondaggio condotto a novembre mostra che il 99 per cento degli elettori contenti della presidenza Trump è contrario all’impeachment. Inoltre, solo l’8 per cento di loro pensa che il presidente abbia messo i suoi interessi davanti a quelli della nazione.

Quando finirà?

Il processo dovrebbe cominciare a gennaio. McConnell ha detto che si aspetta un processo breve. Il processo a Bill Clinton durò cinque settimane.

Che effetti avrà sulle elezioni del 2020?

È ancora presto per dirlo. Di sicuro l’assoluzione del senato consegnerà a Trump un’importante vittoria politica e sarà una sconfitta bruciante per i democratici in un momento, quello della scelta del candidato alle presidenziali, in cui tutte le loro divisioni saranno alla luce del sole.

La vittoria sull’impeachment, insieme al possibile accordo commerciale con la Cina e alle politiche migratorie messe in atto per limitare l’immigrazione, sarà il principale capitale politico che Trump userà per compattare la base elettorale che tre anni fa lo ha portato alla Casa Bianca.

L’impeachment potrebbe avere un impatto diretto anche sulle primarie democratiche, soprattutto finché Joe Biden, attualmente favorito secondo la media dei sondaggi, resterà in corsa. Le accuse di Trump, secondo cui da vicepresidente Biden avrebbe chiesto il licenziamento del procuratore che in Ucraina indagava sull’azienda in cui lavorava suo figlio Hunter, si sono rivelate false. Ma una parte dell’opinione pubblica potrebbe comunque giudicare inopportuno il comportamento della famiglia Biden, e la vicenda resterebbe al centro del dibattito. A maggior ragione se Biden dovesse vincere le primarie democratiche.