I musicisti del progetto Revenge of the dreamers. (Jonathan Mannion, Dreamville official Instagram)

La vendetta dei rapper sognatori

I musicisti del progetto Revenge of the dreamers. (Jonathan Mannion, Dreamville official Instagram)
06 luglio 2019 13:32

J. Cole, Under the sun (feat. Kendrick Lamar, Lute, DaBaby)
Il primo weekend di luglio negli Stati Uniti in Italia sarà ricordato come quello delle collaborazioni tra rapper. Partiamo dall’estero, come da tradizione: Revenge of the dreamers III è il terzo capitolo di una serie inaugurata nel 2014 dalla casa discografica Dreamville.

Il nome di punta dell’intera operazione è J. Cole, rapper nato in una base militare tedesca, cresciuto nel North Carolina e autore nel 2018 dell’ottimo KOD, amara riflessione sul rapporto tra droga e giovani nei quartieri poveri americani. Al fianco di J. Cole ci sono altri artisti sotto contratto con la Dreamville come Bas, Cozz, Omen e JID, ma anche ospiti prestigiosi come Kendrick Lamar (in incognito), Vince Staples (che confessa i suoi incubi nel finale di Rembrandt…run it back), Ty Dolla $ign (che contribuisce con il suo flow dolce al sensuale singolo Got me) e altri.

Revenge of the dreamers III spazia molto, dalla trap latina del brano Costa Rica ai beat quasi soul di Don’t hit me right now, fino ai suoni old school di 1993. Uno dei pezzi più ricchi di sfumature è Under the sun, il primo in scaletta, dove a J. Cole, Lute e DaBaby (che nelle strofe attaccano i detrattori e trovano il tempo per prendersela con l’attore Liam Neeson) si aggiunge nel ritornello il già citato Lamar.

Revenge of the dreamers III è una compilation di hip hop estivo e radiofonico, un disco perfetto da portarsi in vacanza. Cominciate a metterlo in valigia.


Salmo, Gang! (feat. Hell Raton)
Per una compilation oltreoceano che funziona bene, ce n’è una italiana che non è riuscita proprio con il buco. Machete Mixtape 4, quarta compilation della serie firmata dall’etichetta di Salmo (se volete farvi un’idea più precisa consiglio l’ottimo pezzo di Dario Falcini su Rolling Stone) va un po’ ad alti e bassi, nonostante i tanti ospiti (da Ghali a Massimo Pericolo, da Fabri Fibra a Marracash).

Un po’ come era successo in Playlist, il rap di Salmo cerca di pescare dai soliti generi di riferimento (rock, elettronica) e di strizzare l’occhio a tendenze più recenti (la trap, la musica latinoamericana). I primi due pezzi, Bud Spencer e Gang!, sono ottimi, ma nel resto del disco ci sono alcuni passaggi a vuoto. Non tutti gli ospiti aggiungono valore alle canzoni: se Massimo Pericolo se la cava accanto al sempre inossidabile Fabri Fibra in Star wars e Ghali sembra a suo agio con la base di Sick Luke in Goku, lo spezzino Dani Fav fatica in Yoshi, mentre Marracash si trova intrappolato nel pezzo sbagliato (Marylean).

Machete mixtape 4 era molto atteso, ma forse c’era da aspettarsi qualcosa di meglio da un fuoriclasse come Salmo.


Georgia Anne Muldrow, Big mama Africa jam
Sono anni che la musica, non solo quella jazz, ha riscoperto l’afrofuturismo. Uno degli ultimi esempi di questa tendenza è Vweto II della musicista losangelina Georgia Anne Muldrow. Vweto II suona come una lunga jam session tra extratterrestri, tra omaggi a Flying Lotus e passaggi che sembrano usciti fuori da un disco dei Funkadelic. Musica che risveglia il mistero e crea suoni affascinanti.


Rosalía, Dio$ No$ libre del dinero
La cantante spagnola Rosalía continua a pubblicare singoli a rotazione, ad appena un anno dall’uscita dell’ottimo album El mal querer. Stavolta ha fatto uscire un mini ep di due pezzi intitolato Fucking money man, che ha pubblicizzato comprando una pagina sul quotidiano El País.

Il primo brano del mini ep, Milionària, è cantato in catalano ed è un inno ironico al lusso e ai soldi. Il secondo, cantato in spagnolo, è un dolente flamenco elettronico che descrive come il denaro rovini il mondo. Dove sta la verità? Rosalía è sempre più imprevedibile.


J Balvin e Bad Bunny, Yo le llego
Il colombiano J Balvin e il portoricano Bad Bunny in questo momento sono tra le più grandi star mondiali della musica latinoamericana. E hanno deciso di unire le forze, come se fossero i nuovi Jay-Z e Kanye West del periodo Watch the throne.

Il disco collaborativo s’intitola Oasis, ma non ha niente a che fare con gli amabili fratelli Gallagher. Sono nove pezzi coatti e divertenti per combattere il caldo record di questi giorni.


P.S. Playlist aggiornata, bevete molta acqua!

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