I cinque volumi che compongono Bittersweet.

Noma Bar, autobiografia in cinque atti

I cinque volumi che compongono Bittersweet.
31 luglio 2017 15:52

Se vi piacciono le illustrazioni o vi piace disegnare, se lo fate per lavoro o anche solo per hobby, Bittersweet di Noma Bar fa per voi. Va bene anche se non vi piacciono il disegno e le illustrazioni, se non lo fate per lavoro o per hobby: Bittersweet è una di quelle cose che va conservata tra i vostri libri preferiti.

È l’ultima opera dell’illustratore israeliano, divisa in cinque volumi: Less more, In out, Pretty ugly, Life death, Rough smooth. Un’autobiografia disegnata con una grande quantità di illustrazioni, poster, schizzi e copertine di magazine, tra cui Internazionale. Attraverso tutto questo materiale, Bar ci racconta il suo lavoro e le esperienze che lo hanno formato come artista.

Dal volume Less more.

Less more
“Una delle cose interessanti che fa il nostro cervello è vedere facce in oggetti inanimati. Esplorare questo campo fatto di spazi positivi e negativi mi ha fatto realizzare molte illustrazioni che sono diventate copertine di magazine in tutto il mondo”. Less more è il volume che raccoglie i disegni realizzati per giornali, riviste, libri e video. Le copertine per i libri di Haruki Murakami e per Chineasy, due volumi di Shaolan Hsueh per imparare il cinese, sono esempi di un’efficacia visiva che trae ispirazione dai dettagli del quotidiano.

In out.

In out
“Se riesco a suscitare una risatina mentre si legge un articolo su un tema potenzialmente imbarazzante, tanto meglio: l’illustrazione mi sembra il modo giusto per parlare di argomenti delicati”. Questo volume raccoglie molti esempi di come Bar affronta il sesso. Mai con troppa serietà, anzi spesso con l’ironia che trasforma parti del corpo in oggetti animati e umanizzati.

Pretty ugly.

Pretty ugly
“Ho trovato le facce delle persone sempre interessanti e mi è sempre piaciuto esplorare le loro espressioni”. Noma Bar è ossessionato dai volti. Il momento di svolta è stato quando ha disegnato Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo. La sua arte della semplificazione ha poi toccato molti altri volti noti: Quentin Tarantino, Bob Dylan, Shakespeare e il signor Spock, “una delle mie immagini preferite”.

Life death.

Life death
“Sono nato in Israele nel 1973, durante la tragica guerra del Kippur. I miei primi disegni da bambino erano pieni di elicotteri, fucili e carri armati”. I conflitti fanno parte della vita di Noma Bar, che nelle sue rappresentazioni cerca sempre di mettere in relazione le due parti in lotta: un modo di sottolineare l’importanza di lavorare per la pace. Un esempio è il progetto Cut the conflict, realizzato nel 2013 con la collaborazione del pubblico. Ispirato dalla conversazione fatta con un iraniano a Londra – “Non avremmo mai parlato così tranquillamente nei nostri paesi di origine” –, Bar chiede su Facebook agli abitanti di paesi in guerra di inviargli qualcosa che rappresenti la loro terra. Riceve tantissimi materiali e li trasforma in ritagli da attaccare sullo stesso foglio, in modo da far convivere pacificamente paesi che nella realtà sono in conflitto.

Rough smooth.

Rough smooth
“Porto con me sempre un libro da disegno. In aeroporto, al ristorante, in coda in banca, alle riunioni”. I disegni nel volume grigio raccontano momenti privati e disegni propedeutici a lavori poi realizzati. Ne raccontano l’idea iniziale, nata in un viaggio o nel parco vicino casa a Londra. È un diario di schizzi con aggiunte marcate, cancellazioni ingenue, foglie, alberi, cose, animali e persone che fanno parte della vita dell’artista.

Intervista a Noma Bar


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