Rohingya in un campo profughi di Kutupalong a Cox’s Bazar, Bangladesh, 18 gennaio 2017. (Allison Joyce, Getty Images)

I rohingya senza terra

10 febbraio 2017 12:59

Più di mille persone di etnia rohingya sono state uccise negli ultimi quattro mesi nel corso di un’offensiva dell’esercito birmano. Almeno 70mila sono scappate in Bangladesh in seguito alla crisi scoppiata nello stato di Rakhine, nel nordovest della Birmania. Lo hanno denunciato l’8 febbraio due funzionari delle Nazioni Unite che lavorano con i rohingya in fuga.

Nel Rakhine dall’ottobre del 2016 è in corso una violentissima repressione contro i rohingya, una popolazione molto simile a quella bangladese con cui condivide lingua, tradizioni e religione, l’islam. In Birmania i rohingya vivono in condizioni di apartheid, viene loro negata la cittadinanza (negata anche dal Bangladesh) e la maggioranza buddista del paese li perseguita perché li ritiene dei bangladesi immigranti irregolarmente. Oltre alle affermazioni dei due funzionari dell’Onu, un rapporto pubblicato dall’ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati riporta numerosi episodi di uccisioni di massa e di violenze sessuali che potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità. La ministra degli esteri birmana Aung San Suu Kyi ha dichiarato che il suo governo, che inizialmente aveva respinto le accuse, indagherà sulle denunce.

Intanto, le autorità del Bangladesh hanno annunciato che collaboreranno con quelle birmane per fermare l’ingresso dei militanti indipendentisti rohingya nel paese, lasciando entrare solo donne, bambini e anziani.

Le immagini sono state scattata dalla fotografa di Getty Images Allison Joyce a Cox’s Bazar, Bangladesh, tra gennaio e febbraio del 2017.

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