Un giovane giapponese a San Francisco, California, prima del suo trasferimento in un campo di internamento, 16 aprile 1942. (Dorothea Lange, Anchor editions)

I giapponesi internati negli Stati Uniti, visti da Dorothea Lange

22 febbraio 2017 13:01

Dopo l’attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt firmò il 19 febbraio 1942 l’ordine esecutivo 9066. La misura stabiliva che tutti i giapponesi residenti negli Stati Uniti, anche quelli nati in territorio americano, dovessero essere trasferiti nei “campi di ricollocamento del periodo di guerra”. Almeno 120mila persone d’origine giapponese, per almeno i due terzi nate negli Stati Uniti, furono costrette ad abbandonare le loro case, il loro lavoro e le loro proprietà.

Il governo statunitense le rinchiuse in dieci campi, tra cui il più noto è quello di Manzanar, ai piedi della Sierra Nevada, in California, dove più di diecimila persone furono costrette a vivere in condizioni estremamente critiche.

La fotografa Dorothea Lange fu incaricata dall’amministrazione Roosevelt di documentare l’“evacuazione” e il “ricollocamento”. Anche se era contraria all’ordine esecutivo, accettò l’incarico perché credeva che un “ritratto fedele delle operazioni sarebbe stato utile in futuro”. I comandanti militari che esaminarono le sue foto, però, si resero conto che il punto di vista di Lange traspariva a pieno dalle immagini. Le foto furono sequestrate e immagazzinate nei National archives, dove rimasero inutilizzate almeno fino al 2006.

Il fotografo Tim Chambers, responsabile del progetto Anchor editions, mette in vendita sul suo sito le stampe di alcune foto selezionate di Lange, con la promessa di donare la metà dei proventi all’organizzazione American civil liberties union (Aclu), che durante la seconda guerra mondiale condusse una dura battaglia legale contro i campi d’internamento dei giapponesi.

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