Nel 2024 gli statunitensi hanno consegnato la presidenza a un uomo che quattro anni prima aveva provato a scatenare un’insurrezione. Da allora, in molti temono per la correttezza delle future elezioni. I motivi per preoccuparsi non mancano. Tanto per cominciare, dopo essere tornato alla Casa Bianca Donald Trump ha concesso la grazia alle persone che in suo nome avevano preso d’assalto il congresso il 6 gennaio 2021. Inoltre ha smantellato l’agenzia che protegge l’infrastruttura elettorale dagli attacchi informatici, ha cercato di fermare il conteggio di molti voti per corrispondenza e ha minacciato di perseguire i funzionari che avevano amministrato (in modo del tutto corretto) le elezioni del 2020. E nelle ultime settimane ha preso una serie di iniziative che giustificano i timori sullo svolgimento delle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre.

Alla fine di gennaio l’Fbi ha sequestrato i registri delle elezioni del 2020 (vinte da Joe Biden), conservati in una struttura governativa della contea di Fulton, in Georgia. La retata ha segnato un nuovo passo nell’uso delle forze dell’ordine federali fatto dal presidente per sostenere le sue tesi complottiste su presunti brogli elettorali. Un altro segnale preoccupante è arrivato dal Minnesota. Mentre gli agenti dell’Immigration and customs enforcement (Ice) aggredivano e uccidevano i manifestanti a Minneapolis, la ministra della giustizia Pam Bondi ha scritto una lettera a Tim Walz, il governatore dello stato, in cui sembrava proporre uno strano accordo: “La fine del caos in Minnesota” – e implicitamente una riduzione delle operazioni delle forze federali nello stato – in cambio dell’accesso del dipartimento di giustizia ai registri elettorali dello stato.

Pochi giorni dopo il presidente ha chiarito il significato di queste azioni. In un’intervista concessa a Dan Bongino, fino a gennaio vicedirettore dell’Fbi, Trump ha dichiarato che i repubblicani dovrebbero “prendere il controllo del voto” in “almeno quindici aree”.

Mentre il partito del presidente perde terreno nei sondaggi, crescono i timori che Trump voglia conservare il controllo del congresso con tattiche antidemocratiche. “La Casa Bianca sta gettando le basi per intervenire sul voto, e le attività delle ultime due settimane dovrebbero spazzare via ogni dubbio”, sottolinea Wendy Weiser, vicepresidente del Brennan center for justice, centro studi della facoltà di giurisprudenza della New York university.

Gli esperti pensano che Trump potrebbe seguire due strade per truccare il voto: cercare di sequestrare le schede e i dispositivi elettorali in distretti elettorali decisivi per il controllo del congresso prima che tutti i voti siano conteggiati; oppure ordinare agli agenti dell’Ice o di altre agenzie federali di piazzarsi vicino ai seggi, in modo da intimidire gli elettori e ridurre l’affluenza.

Intervento esterno

Secondo gli esperti, lo “scenario da incubo” si realizzerebbe più o meno in questo modo: in un’elezione in cui il controllo della camera viene deciso da un piccolo numero di contese molto incerte, inizialmente i repubblicani appaiono in vantaggio in diverse circoscrizioni; ma il margine comincia a ridursi man mano che si contano i voti per corrispondenza; a quel punto la Casa Bianca denuncia presunte irregolarità e chiede la sospensione dello spoglio; quando le autorità statali si rifiutano di eseguire l’ordine, l’amministrazione invia i militari per sequestrare le schede e i dispositivi di voto, prima che tutti i voti siano stati conteggiati; i meccanismi che garantiscono l’integrità delle schede vengono compromessi e diventa impossibile determinare i vincitori; a quel punto la maggioranza repubblicana alla camera impone la propria autorità, assegnando i seggi ai candidati repubblicani nelle elezioni contese; la democrazia statunitense per come la conosciamo cessa di esistere.

La retata dell’Fbi in Georgia rende meno improbabile questa concatenazione di eventi. Il chiaro scopo dell’operazione era cercare prove di brogli elettorali nelle elezioni del 2020. Le accuse di Trump sull’irregolarità di quel voto sono del tutto infondate, visto che le schede della contea di Fulton sono state ricontate, esaminate e analizzate in tribunale varie volte. Nonostante questo, l’amministrazione è riuscita a ottenere da un giudice un mandato di perquisizione per impossessarsene. Molti esperti di diritto sono rimasti sconvolti e alcuni ora temono che a novembre Trump possa riuscire a convincere un giudice della necessità di sequestrare le schede elettorali prima che siano state conteggiate.

Una presenza minacciosa
Risposta alla domanda: pensi che agli agenti dell’Ice debba essere impedito di avvicinarsi ai seggi durante le elezioni di metà mandato? (yougov)

A rendere ancora più inquietante la vicenda della Georgia, c’è il ruolo di Tulsi Gabbard, direttrice della National intelligence (Dni), la principale agenzia d’intelligence del paese. Nell’ordinamento statunitense la Dni non ha nessun ruolo nell’applicazione delle leggi federali sulle elezioni, ma a quanto pare Gabbard è stata incaricata dalla Casa Bianca di guidare una vasta operazione per trovare le prove di un’ingerenza straniera nelle elezioni del 2020. Non esistono prove del fatto che il governo di un altro paese abbia interferito in quel voto, ma Trump e i suoi alleati hanno sostenuto che ci sono state attività illecite in cui era coinvolto il governo venezuelano. L’ingresso in scena di Gabbard fa pensare quindi che la Casa Bianca sia alla ricerca di un pretesto per sequestrare illegalmente i dispositivi per il voto prima delle elezioni di novembre, sostenendo di voler difendere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Restare a casa

Gli eventi delle ultime settimane hanno anche alimentato il timore che il governo possa usare l’Ice come strumento per impedire il voto. Il tentativo di Bondi di impossessarsi di informazioni riservate sugli elettori del Minnesota usando la minaccia di prolungare le operazioni dell’Ice ha spaventato molti politici del Partito democratico. Per alcuni, la richiesta dimostra quanto l’amministrazione Trump consideri gli agenti federali come uno strumento per manipolare le elezioni. Nello specifico, temono che Trump possa ordinare operazioni dell’Ice vicino ai seggi elettorali per scoraggiare la partecipazione al voto. Il ragionamento è semplice: se l’Ice intimidirà gli elettori e provocherà ingorghi stradali nei distretti che tendono a votare per i democratici, molte persone non saranno in grado di raggiungere il loro seggio. In particolare, i parenti di immigrati irregolari potrebbero decidere di restare a casa. “Penso che esista la possibilità che le forze paramilitari dell’Ice siano usate per scoraggiare la partecipazione al voto”, sostiene Justin Levitt, ex funzionario del dipartimento di giustizia e docente alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Loyola.

Anche se prendono sul serio queste ipotesi, molti esperti continuano a pensare che i tentativi di Trump di alterare il voto saranno un fallimento. “Il rischio che il governo usi ogni risorsa disponibile per impossessarsi dei dispositivi o delle schede elettorali è assolutamente concreto”, mi ha detto Weiser. “Ma non penso che abbia grandi possibilità di successo”. Come altri esperti, consiglia di non dare troppa importanza al fatto che l’amministrazione Trump abbia ottenuto un mandato per ottenere i registri elettorali del 2020 in Georgia. “Penso che ogni giudice del paese sia in grado di capire la differenza tra un mandato per sequestrare materiale relativo a un’elezione di cinque anni fa e un mandato per sequestrare schede di un’elezione in corso”, spiega Levitt. “Capisco che la gente abbia paura, ma sono due casi completamente diversi”.

Inoltre, nessun articolo della costituzione statunitense attribuisce al presidente un’autorità sulla gestione delle elezioni nell’eventualità di un attacco straniero (reale o immaginario). Di conseguenza, qualsiasi tentativo di impossessarsi delle schede o dei dispositivi per il voto attraverso l’esercito incontrerebbe la resistenza della magistratura, dei rappresentanti eletti e forse anche delle forze armate. A questo proposito è giusto notare che le dichiarazioni di Trump sulla possibilità di prendere il controllo della gestione elettorale hanno provocato una reazione indignata anche di molti politici repubblicani. E una lezione incoraggiante dell’ultimo mese è che questo tipo di reazioni può ancora limitare il presidente: dopo che un agente della polizia di frontiera ha ucciso Alex Pretti, scatenando le critiche sia dei democratici sia dei repubblicani, Trump ha rimosso il comandante dell’Ice e ha ritirato 700 agenti dal Minnesota.

In un’intervista trasmessa da Nbc News all’inizio di febbraio, il presidente ha lasciato intendere che queste decisioni sono state motivate dalla reazione negativa dei mezzi d’informazione: “Non mi piace parlarne. Due persone su decine di migliaia vengono uccise ed ecco che arriva la cattiva pubblicità”. Inutile dire che se la Casa Bianca ordinasse all’esercito di interrompere lo spoglio, Trump dovrebbe affrontare una “pubblicità” ben peggiore di quella attuale.

Effetto politico

Per quanto riguarda il ricorso agli agenti dell’Ice come strumento per impedire il voto, sarebbe un fatto senza precedenti. Ma difficilmente l’intervento dell’agenzia potrebbe ribaltare l’esito delle elezioni in favore dei repubblicani. “Trump vuole presentare l’Ice come una forza onnipotente”, spiega Levitt. “La realtà però è molto diversa. Lo si è visto a Minneapolis, dove gli agenti non sono riusciti nemmeno a presidiare una città di dimensioni modeste. Gli Stati Uniti sono un paese molto vasto, che difficilmente può essere controllato attraverso la paura”.

Tra l’altro a Minneapolis, dove Trump ha inviato circa tremila agenti dell’immigrazione, la presenza dell’Ice sembra aver mobilitato, più che spaventato, gli elettori democratici. In un’elezione speciale che si è tenuta il 27 gennaio in un distretto del Minnesota, il candidato del Partito democratico ha sconfitto il suo avversario del Partito repubblicano con un distacco del 91 per cento. Nel 2024 un democratico aveva conquistato lo stesso seggio con un distacco nettamente inferiore (66,6 per cento). “È chiaro che è in corso un tentativo di interferire con il processo elettorale”, sottolinea Weiser. “È giusto preoccuparsi per questa deriva. Ma è possibile fermarla. E deve essere fermata”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati