20 aprile 2020 11:45

In Brasile Bolsonaro continua a sottovalutare la crisi sanitaria

Jair Bolsonaro partecipa alle proteste contro le misure di contenimento a Brasília, il 19 aprile 2020. (Ueslei Marcelino, Reuters/Contrasto)

Come Donald Trump negli Stati Uniti, anche il presidente brasiliano Jair Bolsonaro si è schierato con le persone che protestano contro le misure di contenimento e chiedono di riaprire subito le aziende. Il 19 aprile Bolsonaro ha preso la parola durante una manifestazione contro il lockdown a Brasília.

Da quando è cominciata l’emergenza coronavirus nel paese, Bolsonaro ha sempre sminuito la minaccia, adottando lo slogan “il Brasile non può fermarsi” e sostenendo che il covid-19 non è altro che una “leggera influenza”. Così sono stati i governatori dei singoli stati ad adottare misure severe per cercare di frenare i contagi, tra cui il blocco di molte attività economiche e l’obbligo per i cittadini di restare in casa.

Con il passare delle settimane, anche se il numero di contagiati cresceva e si capiva che molte zone del paese – in particolare quelle più povere – avrebbero pagato duramente la mancanza di provvedimenti di contenimento, il presidente non ha cambiato idea. Al contrario, è entrato in conflitto con i governatori e anche con i suoi stessi alleati. Il 16 aprile ha licenziato il ministro della sanità Luiz Henrique Mandetta, un medico molto stimato dai brasiliani che aveva criticato l’approccio di Bolsonaro. Secondo i dati ufficiali in Brasile ci sono circa 39mila contagi e 2.462 morti, ma secondo gli esperti i numeri reali potrebbero essere molto più alti, visto che il paese fa fatica a procurarsi i test per i tamponi.

Raduni pericolosi
Le proteste contro le misure d’isolamento ci sono state in molte città del paese. “In alcuni casi i manifestanti chiedevano alle forze armate di intervenire per prendere il controllo del paese, bloccando l’attività del congresso e della corte suprema”, spiega il New York Times. Esponenti di quei due rami del governo sono stati molto critici nei confronti di Bolsonaro per come ha gestito la crisi e si sono pronunciati a favore delle misure di distanziamento sociale.

Durante il comizio il presidente ha detto: “Tutti in Brasile devono capire che sono soggetti al volere del popolo”. E ha ribadito che secondo lui le misure imposte dai governatori a metà marzo faranno più danni del virus. A Rio de Janeiro e a São Paulo i sostenitori di Bolsonaro si sono messi in strada con la macchina, suonando il clacson e sventolando bandiere brasiliane.

Ma con il passare dei giorni Bolsonaro sembra sempre più isolato politicamente. Alcuni ex alleati lo accusano di mettere a rischio la vita delle persone incentivando raduni e proteste. “Questi eventi fanno aumentare il rischio di infezioni”, ha detto il senatore Sérgio Olímpio Gomes, che fino a poco tempo fa era uno dei principali alleati del presidente. “Il sistema sanitario pubblico potrebbe non essere in grado di gestire un flusso maggiore di pazienti, e il numero di morti aumenterebbe”.

Qualche giorno fa è intervenuto anche l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che a novembre del 2019 è uscito dal carcere dove stava scontando una condanna per corruzione. “Bolsonaro è un troglodita che sta portando il Brasile al macello”, ha detto Lula.