26 maggio 2020 15:58

A Gerusalemme arabi ed ebrei collaborano contro il virus

Con la lotta alla pandemia a Gerusalemme si sono instaurate nuove forme di collaborazione tra le comunità araba ed ebraica, scrive Le Monde.

Il 5 maggio i palestinesi di Shuafat, un campo profughi che si trova dentro i confini di Gerusalemme ma al di là della barriera di separazione costruita da Israele, hanno ricevuto una visita inaspettata: quella del sindaco Moshe Leon, che dirige la città santa dal 2018. Una visita senza precedenti in un’area di Gerusalemme Est trascurata, poco frequentata dalla polizia e tanto meno dai sindaci.

Dopo aver protestato ad aprile per la mancanza di fondi da destinare a quattro ospedali privati di Gerusalemme Est, Leon ha distribuito a Shuafat dei pacchi alimentari. Oltre a invitare la popolazione a rispettare le misure di isolamento, ha promesso la costruzione di un parco per bambini e ha ascoltato le preoccupazioni degli abitanti di un quartiere dove droga e armi circolano liberamente. Il sindaco di destra, sostenuto dalla comunità ebraica ultraortodossa, non teme le critiche che potrebbero arrivare dal suo stesso campo per essersi avvicinato agli arabi.

Distribuzione di pacchi alimentari
Il nuovo coronavirus sembra aver rimodellato i vecchi confini della città santa. “Alcune comunità israeliane che vivono al di là del muro si sono attivate per distribuire in queste zone grigie più di tremila pacchi alimentari al giorno forniti dall’esercito”, continua Le Monde.

A Qalandiya, principale punto di accesso a Gerusalemme per i palestinesi della Cisgiordania, il ministero dell’interno israeliano e l’Autorità nazionale palestinese (Anp) si coordinano per far fronte alla pandemia. “Il potere qui non è nelle mani di Israele o dell’Anp, ma in quelle della comunità”, spiega Nadira Jabeer, che al checkpoint si occupa di raccogliere le lamentele degli abitanti della zona. Recentemente il comune di Gerusalemme ha stanziato per l’ufficio di Nadira un budget di 12 milioni di euro per la raccolta dei rifiuti, fino a poco tempo fa inesistente.

Ma per molti palestinesi questi sforzi nascondono un’altra realtà. “Da una parte distribuiscono cibo, dall’altra il ministero della difesa israeliano approva l’assegnazione di nuove terre a una colonia di Gerusalemme Est per costruire settemila nuovi alloggi”, rivela Fadi Hidmi, ministro dell’Anp che si occupa di Gerusalemme. Fawaz Taleb, capo della polizia dell’Anp a Gerusalemme Est, riconosce comunque una maggiore cooperazione con la polizia israeliana in questo periodo.

Con 281 decessi, Israele ha già cominciato ad allentare le misure di contenimento del virus il 20 maggio. Ma i quartieri arabi vanno più a rilento. Anche se nella parte araba di Gerusalemme sono stati registrati solo due morti, a differenza di quanto avvenuto per le comunità ebraiche ultraortodosse in cui si è concentrata buona parte dei contagi, resta la paura di una seconda ondata. Nei territori amministrati dall’Anp lo stato di emergenza durerà fino a giugno.