◆ Entro la fine del secolo le comunità che vivono sulle coste dell’Europa potrebbero essere esposte al rischio di inondazioni marine. Secondo un nuovo studio, bisognerebbe considerare la possibilità di costruire barriere protettive e dighe per difendere la costa. Il maggiore rischio dipende dalla crisi climatica, che sta causando un aumento del livello del mare e mutamenti nella frequenza e intensità delle tempeste. Attualmente i danni delle inondazioni ammontano a 1,4 miliardi di euro all’anno, con centomila persone coinvolte. In uno scenario di aumento moderato delle emissioni di gas serra, si potrebbe arrivare a 210 miliardi di euro di danni all’anno, con 1,6 milioni di persone coinvolte. Se l’aumento delle emissioni sarà più netto, i danni e le persone coinvolte sarebbero ancora maggiori.
Secondo l’analisi, pubblicata su Nature Communications, costruire protezioni costiere sarebbe utile in molti casi, ma non in tutti. In Grecia e a Malta la presenza di coste rocciose e la scarsa densità della popolazione rendono queste opere poco vantaggiose. In Croazia la costa è troppo frastagliata per costruire difese. Nella regione del Baltico si prevede un innalzamento della terraferma che limiterà i danni. Invece in altre zone, per esempio in Belgio, per proteggere il litorale bisognerebbe costruire delle dighe. Anche in molte aree della Francia e dell’Italia i costi delle opere sarebbero giustificati. Nei Paesi Bassi un sistema di dighe è presente da decenni.
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Questo articolo è uscito sul numero 1357 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati