La premier danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate per il 24 marzo. L’obiettivo è cavalcare la popolarità ottenuta opponendosi a Donald Trump sulla vicenda della Groenlandia. Frederiksen è una socialdemocratica che finora si era caratterizzata per un tema caro alla destra: la linea dura sull’immigrazione. In questa campagna elettorale la sua misura simbolo è più di sinistra: una patrimoniale sui ricchi. Si tratta di un prelievo dello 0,5 per cento sui patrimoni sopra i 3,3 milioni di euro. Niels Christiansen, l’amministratore delegato della Lego, una delle principali aziende danesi, si è subito opposto: “C’è il rischio che danneggi le aziende nel medio periodo”. Qualche anno fa l’ossessione per l’efficienza del sistema fiscale sconsigliava misure come la patrimoniale: il reddito è già tassato, quindi perché colpire il risparmio? Ma ora siamo nel mondo dei dazi, della politica industriale, degli incentivi statali per riaprire le miniere, dei requisiti geografici per gli appalti. Se si può sacrificare l’efficienza in nome della sicurezza, forse si può farlo anche in nome dell’equità. Potremmo scoprire che piccole patrimoniali non distruggono l’economia e che se qualche ricco fugge all’estero nessuno ne sentirà la mancanza. La presenza di milionari poco tassati – come a Milano – non ha ricadute positive. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati