Entrambi separati, io con due figlie adolescenti, lui con due bimbi alle elementari. Un amore grande, maturo, forte. Abbiamo voglia di vivere insieme e creare una grande famiglia di sei persone. La mia paura è imporre ai ragazzi una convivenza con “estranei” per l’egoismo di noi adulti, che potremmo tutto sommato fare i fidanzati ognuno a casa propria. –Laura

Mentre in Italia abbiamo costruito lo stereotipo della famiglia del mulino bianco (quella perfetta, con due genitori e due figli che sorridono di prima mattina e non sono mai in ritardo) negli Stati Uniti si cita spesso quello del Brady bunch , dal titolo di una sit com in cui due vedovi univano i rispettivi tre figli in un’unica, ordinatissima tribù. Anche lì però non era tutto rose e fiori: sorelle contro fratelli, gelosie, guerre per gli spazi e rivalità per l’attenzione. Solo che, mentre in tv bastavano venti minuti per sentirsi fratelli, nella vita reale la sigla di coda non arriva. La tua domanda è onesta: è amore o egoismo? La risposta, secondo me, è entrambe le cose. Ogni scelta che riguarda i figli contiene una quota di desiderio adulto. Ma unire le famiglie non riguarda solo voi, perché comunica a loro qualcosa sulla stabilità, sull’impegno, sulla vostra idea di futuro. La forzatura non è tanto la convivenza, ma la pretesa che si sentano subito famiglia. I ragazzi non scelgono la forma della loro casa, ma osservano come gli adulti tengono il timone. Se decidete di vivere insieme fatelo senza finzioni da sit com: con il tempo, l’ascolto e la pazienza di attraversare qualche “non l’ho scelto io”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati