David Mamet torna alla Chicago del proibizionismo, la stessa ambientazione degli Intoccabili di Brian De Palma di cui aveva scritto la sceneggiatura. Chi ha familiarità con i thriller che Mamet ha scritto e diretto per Hollywood noterà la presenza di altri suoi marchi di fabbrica: la trama labirintica e i serrati dialoghi filosofici. Ma una volta che ci si abitua ai suoi ritmi Chicago è un vero spasso. Mike è innamorato di Annie, una cattolica irlandese di “sconvolgente bellezza verginale”, e quando un assassino le spara mentre sono a letto nell’appartamento di Mike, lui cade in un pozzo di dolore, whisky e oppio. Il senso di colpa di Mike guida la sua sete di vendetta, che lo porta a trattare sia con il gruppo criminale di Al Capone sia con gli irlandesi, e mentre si avvicina al suo bersaglio, la trama diventa sempre più difficile da sbrogliare. Il dialogo è uno dei piatti forti del romanzo, dove consultare un poliziotto può diventare uno scambio metafisico: “La domanda”, dice Mike, “è questa: cos’è il male?”. “Be’”, risponde Doyle, “questo è stabilito dal tizio che ha la pistola”. Ma Chicago presenta anche alcuni meravigliosi personaggi femminili, come Peekaboo, la maitresse afroamericana di un bordello che racconta orribili episodi di violenza razziale. Alasdair Lees, Independent

Questo articolo è uscito sul numero 1428 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati