Il 18 settembre è stata sospesa un’asta di beni archeologici messicani che si stava tenendo presso la Bertolami Fine Art, a Roma. Oltre a bloccare la vendita degli oggetti all’asta e la consegna di quelli già battuti, il comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale ha messo al sicuro diciassette reperti sulla cui provenienza bisognerà fare presto chiarezza e che saranno eventualmente restituiti al Messico. L’operazione, scattata in seguito a una denuncia dell’ambasciata messicana in Italia, è la prima in cui le autorità di un paese europeo bloccano le aste di reperti archeologici mesoamericani in seguito alle numerose proteste presentate dal governo del Messico.

Nel 2019 la casa d’aste parigina Millon Drouot ha messo all’asta 120 reperti preispanici, di cui 95 provenienti dalla città precolombiana di Teotihuacan, dallo stato di Guerrero e dallo stato di Oaxaca, nonché dal sudest messicano, terra delle culture maya e olmeca.

Nonostante le proteste formali del governo messicano, sempre a Parigi, a febbraio Christie’s, la più grande casa d’aste del mondo, ha battuto all’asta quaranta reperti per un valore totale di 2,53 milioni di euro; trentatré di quei reperti provenivano probabilmente dal Messico. Christie’s ha fatto sapere che è la somma più alta ottenuta a Parigi per l’arte precolombiana.

Una buona notizia

Considerando i precedenti, la decisione presa dalle autorità italiane di proteggere i reperti archeologici è una buona notizia, in evidente contrasto con la protezione che invece la legislazione francese garantisce agli atti di pirateria commessi alla luce del giorno e al traffico del patrimonio culturale di altri paesi come se si trattasse di merce qualsiasi.

Ogni operazione commerciale relativa a oggetti archeologici provenienti dal Messico e la loro presenza fuori dai confini messicani, sono illegali. Come ha puntualizzato l’ambasciata messicana esprimendo indignazione e protestando pochi giorni prima dell’asta organizzata a Roma, dal 1934 la legge messicana vieta che questi beni escano dal paese. Se non hanno un certificato d’esportazione, sono pezzi rubati e sottratti illegalmente.

Da sapere
La collezione dei reperti

◆ Anche l’edizione messicana del quotidiano spagnolo El País si occupa dell’asta: “Il ministero degli esteri italiano ha comunicato che i reperti sono sotto tutela e saranno esaminati dai carabinieri per capire se sono stati ottenuti illegalmente. Il governo messicano ha chiesto la loro restituzione. Nel catalogo della casa d’aste, i reperti erano già assegnati a persone che avevano offerto fino a 400 euro a pezzo. C’erano vasi di terracotta e figure antropomorfe di culture mesoamericane provenienti da varie regioni del Messico occidentale e del golfo del Messico”. “Il pezzo più importante della collezione”, scrive il quotidiano, “è una ciotola treppiede in argilla in buone condizioni con vernice, appartenente alla cultura tarasca di Michoacán e realizzata nel periodo postclassico, tra il 1200 e il 1521 dC. Ci sono anche vasi trovati in tombe a pozzo (un metodo di sepoltura del Messico occidentale) nello stato di Jalisco, e realizzati nel periodo classico mesoamericano tra il 200 e il 900 dC”. “È il risultato della diplomazia culturale”, ha dichiarato al quotidiano messicano El Universal la ministra della cultura Alejandra Frausto Guerrero, “e del dialogo di due nazioni che riconoscono nella loro eredità uno dei tesori più grandi, simbolo della loro storia e della loro identità. La cosa più sacra che hanno”.


L’identità di un paese

Gli esperti italiani dovranno pronunciarsi sull’opportunità di restituire gli oggetti al loro paese di provenienza. È comunque innegabile che il Messico, denunciando il carattere criminale e illegale di queste aste, stia difendendo con determinazione un patrimonio il cui valore trascende qualsiasi considerazione economica in quanto parte inalienabile dell’identità del paese, soprattutto dei popoli indigeni.

Bisogna solo sperare che quello che è successo a Roma rappresenti una svolta nell’impegno del Messico e di altri paesi nel recuperare reperti, codici e documenti che in tempi e modi diversi sono stati sottratti e trasformati in feticci dall’ambizione spregiudicata di collezionisti istituzionali e privati. ◆ fr

Questo articolo è uscito sul numero 1428 di Internazionale, a pagina 37. Compra questo numero | Abbonati