Il 18 settembre si sono aperte in Ungheria le primarie dell’opposizione per scegliere il candidato che nel 2022 sfiderà il premier ultraconservatore e nazionalista Viktor Orbán, in carica dal 2010. Le votazioni per il primo turno si concluderanno il 26 settembre e l’eventuale ballottaggio si terrà tra il 4 e il 10 ottobre. A partecipare sono i partiti che alla fine del 2020 hanno deciso una strategia comune per battere Orbán: i verdi, i socialisti e la formazione Dialogo per l’Ungheria, che candidano il sindaco di Budapest Gergely Karácsony; l’estrema destra di Jobbik; la Coalizione democratica dell’ex premier Ferenc Gyurcsáni; e il movimento Momentum. Come scrive Politico, stando ai sondaggi, questi partiti insieme hanno la fiducia del 47 per cento degli elettori, contro il 48 per cento di Fidesz, il partito di Orbán. La partenza del progetto, tuttavia, è stata più laboriosa del previsto. Appena due ore dopo l’apertura delle urne, gli organizzatori hanno dovuto sospendere le votazioni, che si svolgono online e in presenza, per problemi tecnici. E hanno subito accusato il governo di aver hackerato i server. Secondo Nepszava, vicino ai socialisti, l’ipotesi è più che plausibile, mentre il filogovernativo Magyar Hírlap scrive che, nonostante il tentativo di addossare la colpa a Orbán, “l’opposizione ha fallito miseramente”.

Questo articolo è uscito sul numero 1428 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati