Iron Maiden (Terje Dokken, Getty)

Iron Maiden

Gli Iron Maiden non sono il tipo di band che stupisce i fan con un disco pubblicato dal nulla senza annuncio. Invece Senjutsu è così, ed è una delle sorprese più belle del 2021. Come il precedente The book of souls, questo è un lungo doppio album e, come ogni lavoro del gruppo metal britannico del nuovo millennio dà via libera alle sue tendenze più epiche e progressive. Se avete voglia di ascoltare degli inni in stile anni ottanta, dovrete aspettare il prossimo tour. Ma il diavolo ci ha messo lo zampino e Sen­jutsu è decisamente la cosa migliore realizzata dalla band negli ultimi anni. Di sicuro gli Iron Maiden sanno come entrare in scena. La canzone omonima, che apre l’album, è uno dei loro pezzi più pesanti: un’apertura drammatica con percussioni guerriere, riff massicci e un andamento maestoso. The writing on the wall prende una strada impervia, con chitarre heavy blues rock e un assolo ardente. C’è anche la malinconia di The lost world, dove le arditezze tecniche non soffocano l’emozione. Senjutsu è il suono di una band che continua a sforzarsi di andare oltre la sua stessa perfezione. In più Eddie, la mascotte degli Iron Maiden, è diventato pure un samurai per la copertina. Di cos’altro avete bisogno?

Paul Travers, Kerrang!

Questo articolo è uscito sul numero 1428 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati