La prima incursione mitteleuropea del violoncellista Nicolas Altstaedt con i suoi amici del festival di Locken­haus, nel 2019, ci aveva già entusiasmato. Oggi ne arriva un’altra: dopo Sándor Veress e Béla Bartók, è il turno di Zoltán Kodály e Antonín Dvořák. Il duo per violino e violoncello di Kodály c’immerge nelle radici del compositore. “È come vedere un documentario sulle tradizioni popolari ungheresi che ne rivela le emozioni più profonde”, dice il violinista Barnabás Kelemen. I due interpreti non hanno incertezze: potenza sonora, espressività, grande profondità dei timbri e precisione assoluta, anche quando l’intonazione si piega alla ricerca del carattere tipico della scrittura. Il trio n. 4 di Dvořák, per il quale ai due archi si unisce il pianoforte di Alexander Lonquich, sfoggia un grande rubato e dinamiche estreme, in un’ipereloquenza sinuosa quanto controllata. Un disco trascinante.

Nicolas Derny, Diapason

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Questo articolo è uscito sul numero 1430 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati