I risultati parziali delle elezioni legislative anticipate del 10 ottobre indicano che la corrente guidata dal leader sciita Moqtada al Sadr si conferma come la prima forza in parlamento, aumentando il numero dei seggi. Tuttavia, commenta il quotidiano iracheno Azzaman, i risultati elettorali dicono poco su come l’opinione pubblica irachena considera la classe politica. Il tasso di partecipazione più basso dal 2003, appena il 41 per cento, conferma invece che gli iracheni hanno perso fiducia nel processo politico. “Come dargli torto”, insiste Azzaman: mantenere le promesse dei politici significherebbe eliminare la corruzione, la dipendenza e l’ingerenza straniera, attuare il disarmo, sradicare il contrabbando e garantire servizi di base e condizioni di vita dignitose. Tutte richieste avanzate dagli attivisti del movimento di protesta dell’ottobre 2019, che hanno in gran parte boicottato il voto, convinti che non cambierà il sistema politico. Azzaman la pensa allo stesso modo, concludendo che i prossimi eletti potranno “continuare a bere e mangiare denaro pubblico fino all’inverosimile”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati