Il 7 ottobre l’Interpol, l’Organizzazione internazionale della polizia criminale, ha confermato di aver reintegrato la Siria nel suo sistema di scambio delle informazioni. Damasco, sospesa nel 2012, potrà di nuovo accedere ai database dell’organizzazione e comunicare con gli altri 193 paesi membri. Potrà emettere mandati di arresto internazionali e i cosiddetti “avvisi rossi”: la richiesta agli altri paesi di localizzare e arrestare individui sospetti. Il timore, nota Al Araby al Jadid, è che il regime usi questi strumenti per perseguitare dissidenti, rifugiati e richiedenti asilo siriani nel mondo.

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati