Il cammino dell’Australia verso l’uguaglianza di genere rallenta e la differenza di stipendio tra maschi e femmine è passata dal 13,4 per cento al 14,2 per cento, in parte a causa della pandemia. Servono quindi nuove strategie, scrivono su The Monthly Gabrielle Golding, esperta di diritto del lavoro dell’università di Adelaide, e Tom Hvala, della scuola di salute pubblica della Monash university di Melbourne. La loro proposta è introdurre il congedo mestruale pagato, che è uno strumento adottato da un numero crescente di aziende private ma che sarebbe opportuno introdurre per legge. Oggi le australiane che hanno mestruazioni invalidanti possono prendere giorni di malattia, ma medicalizzare il ciclo mestruale rafforza l’idea che il corpo femminile sia inferiore a quello maschile. Il congedo pagato normalizzerebbe le mestruazioni, romperebbe i tabù in merito e, dal punto di vista economico, migliorerebbe la produttività. In questo caso serve riconoscere le differenze tra i generi e ridurre lo svantaggio fisiologico delle donne. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati