La fotografa di moda Janis (Penélope Cruz) sta per partorire. In ospedale fa amicizia con Ana (Milena Smit), un’adolescente privilegiata che considera la sua gravidanza indesiderata una tragedia tanto quanto Janis la considera una gioia. Partoriscono contemporaneamente, e molto presto le loro vite s’intrecceranno in modi fin troppo prevedibili per chi ha familiarità con il melodramma. Due anni dopo Dolor y gloria, che molti pensavano (o temevano) fosse un biglietto d’addio, Pedro Almodóvar ha smentito gli apocalittici. Il suo è un film più ruvido e meno coeso dei precedenti, ma che forse offre qualcosa di ancora più eccitante: il lavoro di un artista che, arrivato all’apice del suo mestiere, si domanda: “Cosa c’è dopo?”. In questo caso la risposta è una coscienza politica, un attivismo inedito per Almodóvar. Che però mentre riflette sull’eredità della guerra civile spagnola, dimostra di non aver cambiato musica. Semmai ha alzato il volume. Madres paralelas parla ancora di madri, modelle e ricchi madrileni, ma gli spara in faccia la dura luce del mondo reale. Ben Croll, The Wrap

Questo articolo è uscito sul numero 1433 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati