“Il caso di una bambina boliviana di 11 anni, incinta di 22 settimane dopo essere stata violentata per mesi dal nonno acquisito, un uomo di 61 anni, ha riaperto il dibattito sull’interruzione di gravidanza”, scrive il Washington Post. Dal 2014 in Bolivia una persona può abortire in caso di stupro senza bisogno di una sentenza del tribunale. Dopo aver ricevuto sostegno psicologico, la bambina ha detto di non voler partorire. La madre l’ha accompagnata in un ospedale di Santa Cruz per abortire. Tuttavia il 30 ottobre una donna, un’avvocata di un’associazione cattolica, ha reso noto che la bambina aveva cambiato idea. Secondo le Nazioni Unite, “costringere una bambina a una gravidanza forzata è un atto di tortura”.

Questo articolo è uscito sul numero 1434 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati