Il 3 novembre, a quasi un anno dall’inizio della guerra nel Tigrai, la Commissione etiope per i diritti umani e l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno pubblicato un rapporto in cui tutte le parti in conflitto sono accusate di gravi abusi, in alcuni casi da considerare crimini di guerra. Pochi giorni prima i ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf) avevano dichiarato di aver preso il controllo di Dessie – una città strategica 400 chilometri a nord di Addis Abeba – e di Kombolcha. Il governo di Abiy Ahmed negava di aver perso le due città, ma allo stesso tempo accusava i ribelli di aver ucciso più di cento giovani a Kombolcha. Il Tplf non si era mai spinto così a sud e secondo The Africa Report ora potrebbe continuare l’avanzata fino alla capitale dopo essersi unito alle forze dell’Esercito di liberazione oromo (Ola), una milizia ostile al governo di Addis Abeba. Il 2 novembre Abiy ha proclamato lo stato d’emergenza su tutto il territorio nazionale.

Questo articolo è uscito sul numero 1434 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati