A un anno dall’inizio dei Mondiali di calcio in Qatar, diversi osservatori si chiedono se il paese abbia fatto dei passi avanti nella realizzazione delle riforme, soprattutto nel settore del lavoro. Negli anni scorsi sono state denunciate le terribili condizioni dei lavoratori, principalmente stranieri, incaricati di costruire gli stadi dove si giocheranno le partite tra il 21 novembre e il 18 dicembre 2022. Nel settembre del 2020 sono entrate in vigore nuove leggi sull’occupazione, compresa l’abolizione della kafala, il sistema che lega i dipendenti al datore di lavoro. Ma vari attivisti per la difesa dei diritti umani hanno detto al giornale britannico The Guardian che l’applicazione delle riforme è ancora “lontana” e che la fine della kafala è un “miraggio”. Un documento di Amnesty international del 16 novembre sottolinea che nell’ultimo anno “sono riapparse pratiche illegali”. Un rapporto pubblicato due giorni dopo dall’Organizzazione internazionale del lavoro denuncia che nel 2020 in Qatar sono morti almeno 50 lavoratori.

Questo articolo è uscito sul numero 1437 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati