Pandemia. Scandali. Fronde interne al Partito conservatore. Il primo ministro britannico Boris Johnson è alle prese con la peggiore crisi da quando ha assunto la guida del governo, nel luglio 2019. I suoi indici di gradimento sono crollati. E i motivi sono diversi: prima di tutto ci sono le feste di Natale organizzate il 15 e il 18 dicembre 2020 a Downing street, in violazione del lockdown e di tutte le restrizioni contro il covid. La vicenda, resa nota dal canale tv Itv ** e rilanciata dal **Daily Mirror, ha spinto il laburisti a chiedere le dimissioni del premier. Ma non è tutto. Con la variante omicron sempre più aggressiva, Johnson ha reintrodotto l’obbligo di mascherina al chiuso e ha reso obbligatorio il covid pass per determinati eventi pubblici. Decine di deputati conservatori si sono però subito dichiarati contrari alle nuove misure, e il 14 dicembre hanno votato contro il governo alla camera dei comuni. “Forse per Johnson non è ancora la fine”, scrive il New York Times, “ma è sicuramente l’inizio della fine. I problemi si accumulano. E quando smetterà di essere un punto di forza per il Partito conservatore, il premier sarà immediatamente fatto fuori”.

Questo articolo è uscito sul numero 1440 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati