L’attimo che fugge

◆ Le parole di Domenico Starnone (Internazionale 1451) esprimono il nostro stato d’animo di fronte allo “spettacolo dell’orrore” e la “sospensione del passato”, indispensabile per “imbastire qualsiasi ragionamento su presente e futuro”. Sono preziose perché invitano a guardare oltre, a volgere lo sguardo all’indietro, alle “atrocità commesse da Mosca nelle due guerre in Cecenia e durante l’assedio di Aleppo” ma anche agli errori, individuati da Piotr Smolar, commessi da Stati Uniti e Nato; a interrogarci sul presente, sul “nostro rifiuto di trattare tutti i profughi allo stesso modo” (Slavoj Žižek) o su un’altra dittatura, quella birmana che continua a vendere il proprio legname nonostante le sanzioni, perché “imporre sanzioni economiche è molto più semplice che farle rispettare”. Dopo l’orrore, il futuro è la speranza di un green new deal evocato da Naomi Klein o quella proveniente dal Cile, dove c’è “una sinistra del ventunesimo secolo in cui hanno un ruolo centrale il femminismo e l’ecologismo”.
Daniele Baldisserri

Cosa succede
se la Russia perde

◆ Leggendo Foreign Affairs (Internazionale 1451)e gli altri articoli di copertina penso che la Russia abbia già perso, comunque vada la campagna militare. Il paese si è guadagnato l’ostilità generale e chi lo sostiene è visto come complice del male. Una sofferenza enorme e inutile, se non fosse che mostra chiaramente che nonostante gli errori esiste una parte giusta con cui stare.
Gian Claudio

Una guerra che va avanti da vent’anni

◆ In merito all’articolo di Le Monde (Internazionale 1451) penso che il puntuale resoconto storico aiuta a comprendere quanto sarà decisivo per la stabilità globale sottrarre
l’Ucraina e poi la Russia alle logiche di antagonismo delle superpotenze e ricondurle alla loro dimensione più prossima, che è quella europea. Il dibattito degli ultimi dieci anni sull’Unione ha ruotato su temi economici a scapito della discussione sull’allargamento a est.
Sentire poi di incontri a Versailles nella situazione attuale mi fa pensare che l’auspicio sopra citato sia ancora lontano dal realizzarsi.
Luca Gnarra

Errata corrige

◆ A pagina 25 del numero di Internazionale 1451, il prezzo del pane in Egitto non è raddoppiato, è aumentato del 50 per cento.

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Questo articolo è uscito sul numero 1452 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati