in un solo granello di sabbia

ci sono più atomi

che stelle in cielo.

il cosmo nella sabbia?

me lo scuoto di dosso.

non voglio precipitare

in questo scarico dell’infinito,

farmi aspirare dai paradossi delle divisioni, senza unità,

non perderò l’equilibrio nei riflessi di una pozzanghera.

non rivolterò la terra,

non è così che guarderò il cielo.

non voglio inseguire i numeri dopo la virgola, mirano

all’infinito o al nulla,

comunque non c’è differenza.

e neppure dimostrerò

ciò che andava dimostrato.

non correrò

senza fine

dietro la coda di una cometa.

ho due gambe, un paio d’occhi e di orecchie,

una testa fatta e finita,

e queste cose hanno ancora un peso

e oppongono resistenza.

ora tutto questo cammina in un bosco,

calpestando orrendamente la sabbia.

Urszula Zajączkowska è una poeta, artista visuale e botanica polacca nata nel 1978. Questo testo è tratto dall’omonima raccolta Piach (Warstwy 2020), per la quale ha ricevuto il premio assegnato ogni anno dalla rivista letteraria Nowe Książki. Traduzione dal polacco di Raffaella Belletti.

Questo articolo è uscito sul numero 1478 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati