Reuters/Contrasto

Il 13 novembre un tribunale di Teheran per la prima volta ha condannato a morte una persona accusata di aver partecipato alle proteste che vanno avanti da due mesi. La motivazione è “aver incendiato un edificio governativo e cospirato contro la sicurezza nazionale”. Nei tre giorni successivi sono state condannate a morte altre quattro persone. Almeno venti sono accusate di reati che possono essere puniti con la pena capitale, secondo l’ong Iran human rights. Intanto, i manifestanti stanno attuando una nuova tattica, scrive Radio Farda: si avvicinano ai religiosi per strada e gli tolgono il turbante, prima di fuggire. Nella foto la guida suprema Ali Khamenei .

Questo articolo è uscito sul numero 1487 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati