All’inizio del 2020 il percussionista Sarathy Korwar è rimasto invischiato in una rete che aveva creato lui stesso. Aveva passato mesi a suonare in giro per il mondo per promuovere l’album del 2019 More arriving, ispirato al razzismo contro gli immigrati nel suo paese adottivo, il Regno Unito. Durante il lockdown Korwar, nato negli Stati Uniti e cresciuto in India, ha cominciato a fare ricerche sull’indofuturismo ed è nata l’idea alla base di KALAK, il suo nuovo disco. Avendo omaggiato artisti come Alice Coltrane e Pharoah Sanders nel progetto My east is your west del 2018, conosceva a fondo il rapporto tra afrofuturismo e musica. “Ma non mi sembrava che ci fosse qualcosa del genere con l’indofuturismo”, dice. Ha cominciato a riflettere sui confini del tempo lineare e sulle restrizioni causate dalla lettura da sinistra a destra, e si è reso conto che queste sono convenzioni eurocentriche. “L’idea di circolarità è comune nell’Asia meridionale e nell’Africa occidentale. Per esempio il karma e la rinascita in opposizione alla vita e alla morte come punto fermo”, commenta Korwar. Così ha creato quello che lui chiama il “ritmo KALAK”, una notazione circolare di percussioni che fa da ancora sonora e ideologica dell’album. Del resto, in lingua hindi, “Kal” significa sia ieri sia domani. Lui spera che il suo album possa ispirare un movimento. “Non sarà un alieno a salvarci. Le soluzioni sono dentro di noi”, dice. Ravi Ghosh, Bandcamp Daily

Sarathy Korwar (Fabrice Bourgelle)

Questo articolo è uscito sul numero 1487 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati