Autore prolifico, Éric-Emmanuel Schmitt ha scritto una quarantina di libri. Glielo dice il narratore dell’ultimo, il giovane Augustin Trolliet. “Già quaranta?”, sospira Schmitt. Figlio abbandonato, Trolliet è un apprendista del Demain, il giornale di Charleroi, in Belgio. Ha assistito per caso a un attentato suicida mentre usciva da un funerale. Ha visto chiaramente l’attentatore, ma soprattutto ha visto un piccolo uomo con una djellaba in piedi sulla sua spalla, che gli parlava all’orecchio con un’espressione furiosa. Augustin ha un dono: vede i morti. O più precisamente, per alcuni dei vivi – non tutti, per fortuna – vede il loro partner morto. Suo malgrado, è coinvolto nelle indagini e deve dipanare molti fili, alcuni dei quali esplosivi. E incontra Schmitt nel suo castello-fattoria seicentesco. Lo scrittore lo manderà a intervistare dio in compagnia di un transessuale alcolizzato soprannominato Oum Kalsoum. Un bello scoop per un apprendista.
Thierry Gandillot, Les Echos

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Questo articolo è uscito sul numero 1490 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati