Almudena Grandes (Oscar Gonzalez, Nurphoto/Getty)

Questo non è solo un romanzo, perché è stato il rifugio di Almudena Grandes durante l’ultimo anno della sua vita e perché è un progetto che non ha mai portato a termine, nato dallo stupore e dalla rabbia per il lockdown del marzo 2020. L’isolamento in bolle domestiche mentre il coronavirus sembrava essere in agguato per strada ha creato un terreno fertile per la distorsione della verità. Le informazioni diventavano improvvisamente ambigue e c’era il sospetto – per alcuni la certezza – che le ragioni della brusca cessazione della normalità fossero nascoste. Grandes immagina l’avvento di un movimento populista (il Movimiento ciudadano ¡Soluciones Ya! ) che, disprezzando l’inconcludenza dei partiti tradizionali, offre soluzioni basate su un modello di gestione ispirato all’efficienza aziendale e, una volta vinte le elezioni, esercita il potere senza remore. Per esempio, scollegando il paese da internet, mettendo al bando gli attivisti potenzialmente fastidiosi nelle città di una Spagna svuotata, abrogando la costituzione o sciogliendo la polizia per creare un corpo di vigilanza nazionale composto soprattutto da buttafuori. Questa è la Spagna terrificante immaginata da Almudena Grandes, un immenso centro commerciale virtuale composto da un’aborrita popolazione di consumatori che, sotto lo slogan “Tutto andrà meglio”, è sorvegliata e isolata comunicativamente mentre è bombardata di bugie e di paure fabbricate dall’apparato statale. Nel romanzo il cattivo è un uomo d’affari, il Grande Capitano, che ha ideato questo nuovo mondo post-democratico con l’aiuto di hacker e virologi. Ma i pericoli che simboleggia hanno incarnazioni già nel nostro mondo, come i populismi autoritari, il controllo distorto del mondo digitale, gli istinti del capitalismo iperconsumista o l’impoverimento dei valori e dei diritti umani individuali. Queste e altre paure sono alla base di una fantasia futuristica con un’evidente funzione di avvertimento e ammonimento. Anche se Il grande sogno non è uno dei suoi romanzi migliori è un esempio dell’epica intra-storica che la scrittrice ha praticato brillantemente e che ha saputo tessere con l’eroismo in piccolo di persone destinate a scomparire nella voragine della storia, ma senza le quali la storia sarebbe stata molto diversa.
Domingo Rodenas De Moya, El Pais

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Questo articolo è uscito sul numero 1505 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati