Celebrata fino al suo ritiro nel 1976, poi ingiustamente dimenticata, qui Erica Morini (1904-1995) ritrova finalmente il suo posto tra i grandi maestri dell’archetto del novecento. La violinista austriaca fu una delle ultime rappresentanti di un gruppo di musicisti prodigio, di cui fanno parte anche Rudolf Serkin e George Szell, testimoni della fine dell’impero austro-ungarico. Lottò sempre perché le violiniste avessero lo stesso trattamento dei loro colleghi maschi. Lo stile di Morini è pieno di libertà ed eleganza, capace allo stesso tempo di stupire e commuovere. I primi cd di questo cofanetto riuniscono esecuzioni di grandi concerti del repertorio guidate da direttori di primo piano (Artur Rodziński, Ferenc Fricsay), e hanno una luminosità e una dinamica all’altezza dei più bravi violinisti dell’epoca. Negli anni sessanta Morini formò un celebre duo con Rudolf Firkušný. Le loro registrazioni sono preziose testimonianze dello stile viennese d’inizio secolo, mostrando un dialogo tra gli strumenti pieno di garbo e umanità. Ci sono anche piacevoli sonate di Tartini, Nardini e Vivaldi. E deliziose miniature, che mostrano una straordinaria libertà di gusto e un virtuosismo sfavillante. Molte sono di Fritz Kreisler, che all’epoca disse: “Nessuno suona Kreisler meglio di Erica Morini”.
Jean-Michel Molkhou, Classica

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Questo articolo è uscito sul numero 1512 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati