Almeno ottanta persone sono morte in un’operazione lanciata il 2 gennaio dalle forze governative yemenite, con il sostegno dell’Arabia Saudita, per riprendere il controllo dei territori conquistati dai separatisti del sud. Come ricostruisce Al Ayyam, all’inizio di dicembre il Consiglio di transizione del sud – che ufficialmente fa parte del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale ed è sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti – aveva preso il controllo di ampie parti delle province di Hadramaut e Al Mahra, nel sud e nell’est, affermando di voler istituire uno stato indipendente entro due anni. Il 7 gennaio la coalizione a guida saudita ha bombardato anche la roccaforte dei separatisti nella regione di Al Dali, dopo che il loro capo, Aidarus al Zubaidi, non si era presentato a Riyadh per i colloqui per mettere fine agli scontri. Al Jazeera commenta che le nuove tensioni sono il risultato delle profonde divergenze tra Arabia Saudita ed Emirati, i principali paesi della coalizione guidata da Riyadh dal 2015 per opporsi ai miliziani sciiti huthi, che controllano l’ovest del paese, compresa la capitale Sanaa. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati