Il giorno dopo la cattura e l’arresto di Nicolás Maduro, trasferito negli Stati Uniti, potrebbe essere molto lungo. Non abbiamo idea di quanto durerà. Settimane? Mesi? Donald Trump ha annunciato che gestirà il Venezuela insieme ai suoi collaboratori più stretti, a tempo indefinito, fino a quando non ci saranno le condizioni per una transizione politica sicura. Siamo passati dall’euforia per la caduta del dittatore a una nuova situazione in cui il regime chavista, gravemente colpito e ridicolizzato, resta comunque al potere.
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L’unica certezza è che l’incertezza continua ad accompagnarci, purtroppo. Noi venezuelani non siamo ancora padroni del nostro destino. Sono ore di speculazioni e versioni diverse, esattamente come quelle che hanno preceduto l’operazione militare statunitense, che nel giro di poche ore ha decapitato un regime opprimente svelandone tutta la miseria: le armi di cui dispone le usa per intrappolare e intimidire un popolo pacifico, che ha trasformato nella sua vittima preferita.
Troppa leggerezza
È stata scelta un’opzione che inizialmente era stata scartata: sostituire Maduro con la vicepresidente Delcy Rodríguez, con garanzie per le aziende petrolifere statunitensi di un accesso ai giacimenti del paese e una riduzione al minimo della presenza cinese e russa.
Per quanto riguarda Trump, preoccupa la sua dichiarazione sprezzante – probabilmente fatta con leggerezza, come gli capita spesso – secondo cui l’opposizione, rappresentata prima di tutto da María Corina Machado, non è in grado di governare il paese.
Alle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024 la maggioranza dei venezuelani aveva votato per un cambiamento politico. Ma la repressione violenta da parte di Maduro aveva impedito all’opposizione di assumere il potere. In questo momento è fondamentale ascoltare la voce dei leader dell’opposizione. Il colpo ben assestato a Maduro non risolve la profonda crisi politica, economica e sociale del Venezuela.
Missione difficile
La situazione attuale va affrontata con pazienza e intelligenza, incoraggiando l’unità di tutti i settori che vogliono il cambiamento politico e tenendo alta la pressione, affinché l’auspicata transizione politica possa cominciare. In questa fase sarà indispensabile tenere in considerazione l’opposizione, perché ha un enorme sostegno popolare, conosce i problemi del paese, è sensibile alla causa di chi soffre di più (le centinaia di prigionieri politici sottoposti alle torture di chi pretende di conservare il potere) e soprattutto ha promesso ai venezuelani di riportare la democrazia e la libertà, e il ritorno di buona parte degli esuli.
Abbiamo sempre saputo che la missione era difficile, con scenari imprevedibili che non dipendono solo da noi. Washington deve fare pressioni sul regime venezuelano affinché l’alternanza di governo voluta dai venezuelani possa realizzarsi. Sappiamo che la cattura di Maduro non mette il punto a un governo illegittimo. ◆as
El Nacional, fondato nel 1943, è stato per anni il quotidiano più letto e autorevole del Venezuela. Ha subìto vari attacchi giudiziari da parte dei governi di Hugo Chávez e di Nicolás Maduro e ha smesso di essere stampato. Oggi è solo online. Il suo direttore, Miguel Henrique Otero, vive in esilio Spagna dal 2015.
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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati