L’esercito siriano e le forze curde si sono scontrati di nuovo a est di Aleppo la notte tra il 13 e il 14 gennaio. Tre giorni prima il governo aveva ripreso il controllo della città nel nord, dopo giorni di combattimenti e il trasferimento di almeno 419 combattenti curdi verso le zone autonome del nordest del paese, amministrate dalla minoranza. Gli scontri, che hanno provocato almeno 24 morti e hanno costretto 155mila persone a lasciare le loro case, erano scoppiati il 6 gennaio e sono i più gravi avvenuti finora tra il potere siriano e le forze curde, che non sono ancora riusciti ad applicare un accordo firmato a marzo 2025 sull’integrazione nello stato siriano delle istituzioni civili e militari dell’amministrazione curda. Secondo Enab Baladi quello che è successo ad Aleppo potrebbe “ridisegnare la mappa del controllo del nord del paese” e avrà ripercussioni per il futuro delle minoranze in tutto il territorio. Il sito panarabo The New Arab scrive che, se non ci saranno nuovi negoziati tra le due parti, gli scontri tra Damasco e le Forze democratiche siriane a maggioranza curda potrebbero degenerare. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati