Julianna Barwick e Mary Lattimore, due delle compositrici sperimentali più celebrate della musica contemporanea, si sono trovate in una situazione unica per Tragic magic. Il loro disco collaborativo di sette brani è stato creato in soli nove giorni con il produttore Trevor Spencer alla Philharmonie di Parigi, un luogo dove sono raccolti strumenti rari. Il duo ha avuto carta bianca su questo spazio e sulle sue risorse, incluse arpe del settecento e sintetizzatori analogici giapponesi degli anni ottanta. Né Barwick né Lattimore sono estranee all’arte della collaborazione, ma hanno catturato qualcosa di speciale durante il loro tempo insieme. Questi sette brani si estendono poco oltre i quaranta minuti, ma il modo in cui le canzoni colpiscono il cuore fa fermare il tempo. Tragic magic brulica di sottotoni jazz che sono attenuati dal desiderio innato di Barwick e Lattimore di sfidare l’ascoltatore. C’invitano a liberarci dalla solita frenesia della vita quotidiana, dal ciclo costante e in continua evoluzione di cattive notizie inviate direttamente ai nostri telefoni, e immergerci in qualcosa di più grande. Barwick e Lattimore sono entrate in un luogo storico e ne sono uscite con una narrazione che possono chiamare loro. Tragic magic è un bellissimo esempio di musica sperimentale moderna costruito intorno alla consapevolezza delle piccole cose, che prende il brutto del mondo e lo trasforma in qualcosa che tocca il cuore e lo spirito. Il duo invita l’ascoltatore a entrare in uno stato di zen, catturando la sua attenzione ma ricordandogli anche che ogni tanto bisogna rallentare.
Ryan Dillon, Glide
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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati