Quando le donne guardano il porno

◆ Ho letto con interesse questo articolo (Internazionale 1648). Anche a me è capitato di sentirmi in colpa perché mi eccitavano video con scene di dominazione in cui il consenso non sembrava rispettato. Tuttavia, da femminista appassionata di bdsm, posso dire che non c’è nulla di sbagliato o patriarcale nel provare piacere a essere dominate, anzi, è un’esplorazione fantastica del piacere e del sé, purché con un/a partner consapevole e rispettoso/a. Proprio nelle coppie che praticano la dominazione c’è spesso una discussione seria e attenta sul consenso, mentre il sesso “tradizionale” può anche essere violento in maniera subdola. Per me non c’è nulla di più femminista che vivere la mia sessualità fino in fondo e senza sensi di colpa.
Anna

L’etica degli animali

◆ Ho letto con una certa curiosità l’articolo di Jay Griffiths (Internazionale 1648). Nella prima parte non ho potuto fare a meno di coltivare dei dubbi su quanto questi comportamenti “etici” fossero autentici e quanto fossimo noi esseri umani a fraintenderli, attribuendogli significati che non hanno. Tali dubbi sono stati in buona parte fugati dalla seconda parte dell’articolo, in cui vengono introdotti i termini di “antropomorfismo” e “meccanomorfismo”. Temo pure io di essere caduto nella trappola di un certo cinismo nel pensare che qualsiasi attribuzione comportamentale umana agli animali sia sempre frutto di un atto proiettivo. Ben vengano riflessioni così ben argomentate pronte a smentirmi.
Leonardo Quintavalle

Dovrei parlare del mio disturbo mentale al primo appuntamento?

◆ Avendo vissuto una situazione simile in prima persona, mi sento di esprimere la mia opinione sull’articolo dell’ultima rubrica del Consulente etico (internazionale.it). La mia risposta è: tu non devi niente. Le informazioni relative alla propria salute sono personali, e se soffri di un disturbo, indipendentemente dal fatto che sia mentale o fisico, non dovresti sentirti obbligata a condividerle al primo appuntamento con una persona che, si presuppone, tu conosca poco. È inutile nascondere il fatto che ci sia uno stigma sui disturbi psichiatrici, quindi è normale avere dei dubbi. Ma è necessario capire perché: è per proteggere l’altra persona o è per tutelare se stessi? Ogni persona convive con e gestisce il suo disturbo psichiatrico in maniera diversa ed estremamente intima e personale. Non bisognerebbe mai chiedersi prima se possiamo mettere a disagio gli altri, ma come stiamo noi.
Caterina Zucchetti

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati