Nel massacro del 3 febbraio a Woro, una comunità isolata nello stato di Kwara, in Nigeria, sono morte almeno 176 persone, e non è stato un atto di violenza casuale. L’attacco è il risultato dell’espansione calcolata di un fronte jihadista che gli apparati di sicurezza nigeriani non riescono a fermare. Al centro dell’ultimo spargimento di sangue c’è Abubakar Saidu, un comandante terrorista noto come Sadiku. Rimasto a lungo nell’ombra, in dodici anni è passato dall’essere stato scelto come luogotenente da Abubakar Shekau – il defunto leader del gruppo estremista islamico Boko haram – a quello che gli osservatori oggi descrivono come lo “Shekau del centronord”. Dopo che l’esercito nigeriano è riuscito a indebolire Boko haram nelle sue roccaforti nel nordest del paese, Sadiku si è spostato a occidente, nei vasti corridoi forestali degli stati Niger e Kwara. Da lì ha orchestrato una campagna che ha paralizzato le comunità agricole, costretto molte famiglie ad abbandonare le loro case ed è culminata in uno dei massacri più sanguinosi mai registrati in questa parte del paese.
Boko haram aveva originariamente inviato Sadiku nello stato del Niger con il compito di espandere l’influenza del gruppo oltre la sua tradizionale base nel nordest, sostiene un esperto nigeriano di antiterrorismo. Per un periodo Sadiku si sarebbe alleato con un noto criminale, Dogo Gide, per ottenere armi, informazioni e influenza a livello locale. Ma l’alleanza si è rotta per disaccordi ideologici, causando violenti scontri. In seguito, Sadiku si è ritirato nelle foreste e nel luglio 2025 si è stabilito nella riserva di Kainji, che si estende tra gli stati Niger e Kwara.
Un esperto di sicurezza che vive in quella regione ha confermato che il trasferimento di Sadiku nel corridoio di Kainji ha segnato una pericolosa espansione dell’insurrezione jihadista nel centronord: “Per più di dieci anni la violenza di Boko haram si è concentrata negli stati di Borno, Yobe e Adamawa. Ma le fazioni secessioniste e i gruppi loro alleati stanno sfruttando le foreste, la scarsa presenza delle forze di sicurezza e i confini poco sorvegliati per spingersi a ovest”.
Woro si trova ad appena quattro chilometri da Nuku, un villaggio dove i combattenti del Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Gsim), un’organizzazione affiliata ad Al Qaeda, hanno rivendicato il primo attacco in Nigeria nell’ottobre 2025.
L’avvertimento
La comunità di Woro era stata avvertita dell’attacco: il capo del villaggio aveva ricevuto una lettera scritta in hausa, datata 8 gennaio. Un gruppo che si firmava Jas (l’acronimo della cellula guidata da Sadiku) diceva di voler fissare un incontro di preghiera segreto con i leader della comunità e di non voler fare del male ai residenti. La lettera era stata condivisa con le autorità locali e statali.
◆ Dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha accusato il presidente nigeriano Bola Tinubu di non fare abbastanza per difendere la popolazione cristiana e ha ordinato raid aerei sul nordovest del paese il 25 dicembre 2025, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare in Nigeria, conducendo operazioni di sorveglianza e spedendo alle forze armate nigeriane carichi di armi che erano rimasti a lungo bloccati per preoccupazioni legate ai diritti umani. Financial Times
Testimoni oculari hanno riferito che il giorno dell’attacco decine di uomini armati sono arrivati a Woro verso le 17 in motocicletta, armati di fucili Ak-47 ed esplosivi. Hanno circondato il villaggio bloccando le vie di fuga, poi hanno fatto irruzione nel palazzo dell’emiro, hanno trascinato fuori la sua famiglia e hanno dato fuoco all’edificio. È stato avvistato un elicottero bianco in volo sopra l’area, ma se n’è andato senza intervenire.
Tra le 18.30 e le 20 gli aggressori hanno dato il via alle esecuzioni, radunando gli uomini, legandogli le mani dietro la schiena e uccidendoli. Un aereo militare è tornato intorno alle 20, costringendo gli aggressori a rifugiarsi nella boscaglia. Ma questi si sono riorganizzati e hanno ricominciato a uccidere. La violenza è finita intorno alle due di notte, quando i terroristi si sono ritirati nella foresta con le donne e i bambini rapiti.
Uno dei sopravvissuti, ZulQharnain Shero Musa, teme che siano morte più di duecento persone. Circa il 95 per cento delle vittime era musulmano. Descrive lo stato di devastazione a Woro e nei villaggi vicini: “È tutto deserto. Gli abitanti terrorizzati sono scappati via. Si sa che nelle aree della foresta si svolgono attività minerarie illegali e le persone si tengono alla larga. Il gruppo ci si è insediato e ha costruito abitazioni e pozzi. I contadini non hanno più accesso ai loro campi e le attività economiche sono paralizzate”.
L’esperto di sicurezza Kabiru Adamu sostiene che gli attacchi terroristici continueranno se non saranno attuate riforme strutturali e le agenzie di sicurezza non saranno chiamate a rispondere delle loro responsabilità. Secondo Adamu, i recenti attacchi che hanno colpito diversi stati nigeriani non sono casi isolati, ma seguono un modello e le minacce alla sicurezza rimarranno tali finché non si risolveranno le debolezze sistemiche.“Le nostre campagne sono povere e la presenza delle forze di sicurezza è scarsa. I confini sono porosi, le forze dell’ordine e il sistema giudiziario estremamente deboli”, osserva l’esperto. “I governatori degli stati non garantiscono la sicurezza dei cittadini, eppure riscuotono ogni mese i fondi pubblici destinati a questo scopo e presiedono i consigli di sicurezza dei loro stati. Per quanto ne so nessuno ha rinunciato al suo incarico, eppure nulla è cambiato”. ◆
Gli autori dell’articolo sono Ismaeel Uthman, Dare Akogun, Imoleayo Oyedeyi, Toheeb Omotayo, Esha Aliku e John Charles. Il testo è un estratto dell’inchiesta uscita sul giornale nigeriano The Punch.
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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati