Lo scenario per il secondo turno delle elezioni presidenziali francesi è lo stesso di cinque anni fa: Emmanuel Macron contro Marine Le Pen, arrivati rispettivamente primo e seconda al primo turno del 10 aprile. Il 24 aprile i francesi dovranno scegliere tra due proposte che, nel complesso, sono radicalmente opposte, anche se c’è una convergenza su alcuni punti.

Contrasti sulle pensioni

Macron e Le Pen hanno posizioni comuni su alcune questioni economiche. Entrambi sostengono una politica che è per certi versi liberale e per altri interventista. Entrambi vogliono abbassare la tassa di successione ed eliminare il canone sulle reti pubbliche di radio e tv.

Ma Le Pen si allontana da Macron su altri temi. Propone, per esempio, di abolire l’imposta sui patrimoni immobiliari e di sostituirla con una nuova sulla ricchezza finanziaria. Propone di abbassare l’iva sull’energia, portandola al 5,5 per cento. Vuole inoltre nazionalizzare le autostrade. Macron invece vuole triplicare l’importo del bonus che le aziende possono versare ai lavoratori non sottoposto a tasse e contributi. Inoltre vorrebbe introdurre regole più rigide per l’assegnazione del reddito di solidarietà attiva (Rsa) e adeguare le norme sui sussidi di disoccupazione alla situazione del mercato del lavoro. Ancora più importante, i due candidati hanno posizioni diverse sulle pensioni, che saranno probabilmente uno dei principali argomenti di dibattito nei prossimi giorni. La candidata del Rassemblement national (Rn) pensa che l’età minima di pensionamento debba essere di sessant’anni, per chi ha lavorato prima dei vent’anni e lo ha fatto per quarant’anni. Macron, invece, vuole portarla a 65 e sta ancora considerando una riforma delle pensioni più vasta.

Nucleare e rinnovabili

Il presidente in carica vuole rilanciare l’industria nucleare francese, costruendo sei centrali di nuova generazione. È anche a favore dello sviluppo dell’energia solare ed eolica (promette cinquanta parchi eolici marini entro il 2050), e dell’idrogeno. Vuole anche introdurre una tariffa doganale europea sulle emissioni di gas serra e incentivare il noleggio di auto elettriche a prezzi accessibili.

Anche Le Pen è a favore del nucleare, ma propone una moratoria sull’energia eolica e solare. Nel suo programma c’è anche il riconoscimento costituzionale dello status giuridico degli animali.

Le organizzazioni ambientaliste hanno criticato i programmi dei due candidati. L’associazione Shift project ha messo in dubbio la “credibilità della strategia proposta” da Le Pen sulla transizione energetica. Il Réseau action climat (Rete azione per il clima) ha contestato le strategie di entrambi.

Riforme istituzionali

Le Pen propone da tempo una serie di riforme istituzionali. Vuole espandere l’uso dei referendum di iniziativa popolare o promossi dal governo, introdurre un sistema elettorale proporzionale e tornare a un mandato presidenziale di sette anni non rinnovabili. Macron, invece, non è un grande sostenitore dei referendum, a cui non ha mai fatto ricorso durante il suo mandato. Ma ha cambiato idea dopo la crisi dei gilet gialli. Durante la sua campagna elettorale, ha detto più volte di voler coinvolgere di più i cittadini nelle decisioni politiche, con un “nuovo grande dibattito”, che sarebbe “permanente”, sulle riforme più importanti.

Il rapporto con l’Europa

Come fece nel 2017, anche oggi Macron si sta presentando come un candidato apertamente europeista. Ha anche approfittato dell’attuale presidenza francese del consiglio dell’Unione europea per sottolineare questo aspetto del suo programma. Sostiene che l’Europa dovrebbe essere indipendente dal punto di vista energetico e propone di rafforzare le capacità degli eserciti europei e il loro coordinamento.

Da sapere
Le Pen avanti a nordest e al sud
Il candidato più votato in ogni dipartimento al primo turno delle presidenziali, 10 aprile 2022 (fonte: Ministero dell’interno francese)

Marine Le Pen non dice più apertamente che la Francia dovrebbe uscire dall’Unione europea o abbandonare l’euro. Ma su questi temi è in una posizione delicata, perché gran parte del suo programma si rivelerebbe inapplicabile nel quadro degli attuali trattati europei. Ufficialmente chiede di rinegoziare i trattati, ma dice anche di voler stabilire la superiorità delle leggi francesi su quelle europee, con il rischio che la Francia sia espulsa dall’Unione.

Politica estera

Sia Macron sia Le Pen si sono augurati una rapida risoluzione della guerra in Ucraina e rifiutano l’idea che la Francia entri nel conflitto. Ma se il presidente in carica si è speso molto per le sanzioni contro Mosca, la candidata dell’Rn pensa che l’isolamento economico della Russia minacci il potere d’acquisto dei francesi.

Macron non vuole interrompere il dialogo con Vladimir Putin. Le Pen, il cui partito sta ancora ripagando un prestito ottenuto da un creditore russo, si spinge oltre, e propone di cercare “un’alleanza con la Russia su alcune questioni fondamentali”, come la sicurezza europea.

I due candidati sono sensibili all’opposizione del Cremlino all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Ma Le Pen, a differenza di Macron, sostiene che la Francia dovrebbe uscire dall’alleanza atlantica dopo la fine della guerra in Ucraina, in nome dell’indipendenza e della sovranità militare. I due politici sono in disaccordo anche sui trattati di libero scambio. La candidata sovranista ha promesso di opporsi ai trattati in fase di negoziazione, come l’Accordo economico e commerciale globale (Ceta), che dovrebbe rafforzare i legami tra Unione europea e Canada. Macron pensa invece che il trattato sia un passo nella giusta direzione, nonostante le critiche sulle sue possibili conseguenze ambientali.

Immigrazione

Sia Macron sia Le Pen fanno proposte che limiterebbero il diritto d’asilo. Il primo propone di facilitare l’espulsione dei migranti senza documenti, la seconda vuole che queste domande siano presentate nelle ambasciate francesi all’estero, prima che le persone intraprendano il viaggio verso la Francia.

Entrambi i candidati sono favorevoli a rendere più severo l’accesso alla nazionalità francese, anche se in misura diversa: il presidente uscente vuole subordinarlo alla padronanza della lingua francese, mentre la sua rivale vuole abolire lo ius soli e l’acquisizione automatica della nazionalità attraverso il matrimonio. Vuole inoltre inserire nella costituzione le circostanze per cui si può perdere la nazionalità. Le Pen è anche a favore dell’espulsione sistematica di “clandestini, delinquenti e criminali stranieri”, così come dei minori senza documenti. Vorrebbe inoltre escludere gli stranieri dai sussidi sociali, violando il principio di uguaglianza sancito dalla costituzione.

Questioni sociali

Il presidente uscente vuole aumentare gli stipendi degli insegnanti in cambio del raggiungimento di una serie di obiettivi, mentre Le Pen vuole aumentarli del 3 per cento all’anno senza condizioni. Per quanto riguarda l’insegnamento, Macron vuole reintrodurre la matematica nel programma di base del liceo, riformare gli istituti professionali e promuovere l’apprendistato. Le Pen vuole soprattutto eliminare la riforma della maturità, trasformare il brevet (esame di passaggio tra medie e liceo) in un esame di orientamento e abolire l’insegnamento delle lingue e delle culture d’origine ai bambini figli di immigrati.

Durante il suo mandato Macron ha autorizzato la procreazione medicalmente assistita per tutte le donne, mentre Le Pen era contraria. La candidata dell’Rn non propone più, a differenza del 2017, di abrogare il matrimonio per le coppie dello stesso sesso, ma l’introduzione di un referendum d’iniziativa popolare potrebbe essere un modo per riaprire il dibattito su questi temi.

Il presidente uscente, che aveva fatto dell’uguaglianza di genere la sua “grande causa del mandato quinquennale”, vuole introdurre un indice d’uguaglianza sul posto di lavoro, con sanzioni per le aziende che non rispettano le regole. Marine Le Pen, che si è dichiarata tardivamente a favore della legge del 2000 sulla parità dopo essere stata a lungo contraria, non si è pronunciata su questi argomenti in campagna elettorale. Sulla violenza domestica, invece, è favorevole a giudicare più rapidamente in tribunale i conviventi e gli ex conviventi violenti, mentre il presidente uscente vuole creare una banca dati di chi commette violenze domestiche.

Entrambi i candidati hanno anche sottolineato la loro opposizione all’islam radicale. Macron dice di voler lottare contro il “separatismo”, controllando rigorosamente i finanziamenti provenienti dall’estero alle attività religiose. La candidata dell’Rn si spinge oltre e sostiene il divieto d’indossare il velo islamico in strada e durante le gite scolastiche. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1456 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati