Tra la coalizione rossoverde (al governo) e quella di centrodestra i margini sono troppo stretti per prevedere chi avrà la meglio. Alcune cose però sembrano già certe. Una è che i Democratici svedesi (Sd, estrema destra) saranno i vincitori nel campo conservatore. In un sondaggio del 31 agosto erano dati al 22,2 per cento, mentre i Moderati (centrodestra), il cui leader Ulf Kristersson è considerato il candidato premier della coalizione, erano scesi al 16,8. È possibile che il terzo partito in parlamento riesca a formare un governo? In teoria sì, ma sarebbe estremamente debole. Se la tendenza continua, i Moderati e i Cristianodemocratici insieme avranno meno seggi dell’Sd. In pratica quindi a guidare il governo non sarebbe Kristersson, ma il leader dell’Sd Jimmie Åkesson. Con questi numeri è impossibile che l’estrema destra possa essere tenuta ai margini a lungo.

Quali sarebbero le conseguenze pratiche? A giudicare dai suoi precedenti, la priorità dell’Sd sarà creare una Svezia etnicamente e culturalmente omogenea, fermando l’immigrazione ed espellendo gli stranieri. Gli altri partiti della coalizione dovranno adeguarsi. Il piano per ridurre le richieste d’asilo presentato recentemente dall’Sd prevede tra le altre cose di respingere chi ha dovuto lasciare il suo paese perché ha rivelato la sua omosessualità o si è convertito a un’altra religione. E questo è solo l’inizio. Dato che il partito punta ad avere “l’immigrazione più bassa d’Europa”, molti altri gruppi di persone dovranno essere esclusi.

Un altro obiettivo sarà l’informazione pubblica: l’Sd vuole ridurre l’indipendenza della tv pubblica Svt e allontanare chi lo critica, e sta già usando il suo esercito di troll per mettere pressione sui giornalisti.

Svolta autoritaria

Per avere un assaggio del futuro basta guardare ai comuni dove i Democratici svedesi sono già al potere. Nel suo libro _ Blåbrunt Sverige_ (Svezia azzurro-bruna), il giornalista Mats Wingborg ha esaminato le misure adottate nei comuni dove l’Sd governa insieme al centrodestra. La sua conclusione è che i Moderati determinano la politica economica, con tagli alla spesa sociale e privatizzazioni, mentre l’Sd si concentra sui temi culturali e identitari, per esempio rimuovendo i libri sgraditi dalle biblioteche e la bandiera arcobaleno dai municipi. Entrambi i partiti stanno adottando una svolta autoritaria in cui le istituzioni perdono la loro indipendenza, i sindacati sono repressi e gli amministratori che non si piegano alle direttive spariscono.

Leggendo i programmi dei partiti la stessa tendenza emerge chiaramente a livello nazionale. In un governo guidato da Kristersson i Moderati controllerebbero l’economia, con misure come l’introduzione di nuovi sgravi fiscali finanziati dal taglio dei sussidi per la disoccupazione. I Democratici svedesi influenzerebbero le politiche sui rifugiati, sull’istruzione, sul clima e su questioni simboliche come l’uguaglianza di genere e la segregazione etnica. E come succede a livello locale, assisteremmo a una svolta autoritaria in cui le istituzioni, la ricerca e la cultura saranno subordinate alla politica. La libertà e il pluralismo si ridurrebbero. “Il nazionalismo di destra sta erodendo la democrazia liberale come il mare erode le coste”, hanno scritto i giornalisti Per Svensson e Svante Weyler. È proprio quello che potrebbe succedere dalla settimana prossima. La marea sta già salendo.

Questo articolo è uscito sul numero 1477 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati