La pallida immagine di Sarajevo ci racconta la storia di una città che si arrende. Il venerdì sera le strade sono spesso vuote. Gli eventi sono rari e i giovani alternativi non hanno più un posto dove incontrarsi. Eppure in un edificio recuperato dal Centro sociale e culturale autogestito di Sarajevo (Dkc Sarajevo) si sta svolgendo un concerto, aperto a tutti. Sul palco si esibiscono i Solis, una giovane band di Sarajevo.
“Wow… che pubblico, che energia… Questo è il nostro concerto migliore”, dice il frontman del gruppo.
La scena alternativa a Sarajevo è ridotta ai margini e frammentata da anni. Eppure la lotta per tenere viva la controcultura non è una novità: è erede della musica come forma di resistenza che si è manifestata dagli anni prima della guerra di Bosnia fino al famoso evento e movimento musicale Rock under the siege (Ruts) andato in scena nel 1995. In seguito, purtroppo, questo spirito si è disperso nella stagnazione e nella commercializzazione culturale. Attraverso l’autogestione e i valori antifascisti – incluso il sostegno alla Palestina e ai diritti di tutte le minoranze – il Dkc Sarajevo tiene viva questa tradizione di lotta.
Lo spazio dove si trova oggi il Dkc era stato aperto pochi anni prima del crollo della Jugoslavia come Casa degli scrittori: un tempio della letteratura, con una scultura dedicata allo scrittore Ivo Andrić. Prima della guerra era un luogo molto popolare. Poi però è stato abbandonato. Da quando è entrato in scena il Dkc questo spazio ricco di storia culturale si è trasformato in un rifugio per la cultura alternativa e il dialogo.
Una nota di colore
Nel grigio e monotono paesaggio sociale e culturale di Sarajevo, i capelli tinti di Hana danno nell’occhio e sono una nota di colore nell’ambiente circostante. “Se non fosse per il Dkc, probabilmente l’ultimo baluardo della cultura alternativa, non ci sarebbe quasi nessun posto a Sarajevo dove persone come me possano sentirsi a casa”, dice Hana sorseggiando un drink che si chiama Palestina.
L’idea e il collettivo che animano il centro sociale sono nati nel 2021 da un progetto di volontariato internazionale che coinvolgeva collettivi provenienti da Belgio (Toestand), Kosovo (Termokiss), Macedonia del Nord (Social Cultural Space Tetova) e Albania (Uzina).
Il loro primo progetto è stato uno skate park a Ilidža (Dream park Ilidža). Da allora hanno tenuto decine di eventi, tra cui workshop, mostre, tavole rotonde, concerti e quasi tutte le iniziative nate nella comunità sono in linea con i suoi valori fondamentali: antifascismo, lotta a qualsiasi tipo di discriminazione e solidarietà sociale. “Od svih za sve”, ossia “da tutti per tutti”, è lo slogan dell’organizzazione, riportato su cartelli e adesivi sparsi in tutto lo spazio.
Sead Pašić e Ahmed Hadžić, veterani del centro, sottolineano che a renderlo speciale è la varietà: “Questo è una specie di crocevia dove si ritrovano persone di sfere, culture, società e cause diverse. E c’è il potenziale per risvegliare nelle persone qualche speranza, per fare cose simili altrove”, dice Ahmed. “Proveniamo da mestieri ed esperienze diversi, quindi possiamo gestire da soli la maggior parte delle cose”, spiega Sead. “Chi è esperto in qualcosa darà una mano in quello che sa fare, oppure saremo noi a imparare da lui”, aggiunge Ahmed.
Il Dck è anche un trampolino di lancio per giovani artisti e una cassa di risonanza per attivisti con messaggi da inviare al mondo. Il giovane poeta Dejan Tešić conduce da anni serate di poesia: “Sono contento che esista uno spazio del genere in questa città, un luogo che tra le altre cose consente ad artisti non affermati di far sentire la loro voce”, dice.
Spesso i messaggi forti sono veicolati attraverso l’arte. Di recente Dženana Kumalić ha tenuto un corso sul ricamo palestinese: un modo creativo per sostenere il popolo di Gaza. “La risposta è stata buona. I venti partecipanti di diverse generazioni, nazionalità ed esperienze, hanno dato al laboratorio un valore speciale. Abbiamo parlato dei simboli della cultura palestinese, che spesso ricordano i motivi del folklore bosniaco. Questo scambio di esperienze e legami tra culture ha dato al laboratorio una dimensione aggiuntiva”, ha spiegato Kumalić.
Prima dell’ex Casa degli scrittori, il Dkc ha avuto sede in una sala del campus universitario, poi demolita. Dino Tuka è stato con il Dkc fin dall’inizio e ricorda come è rinata la Casa degli scrittori: “Siamo venuti qui in venti, cantavamo, felici, e l’abbiamo allestita come potevamo, e ora siamo qui da tre anni”, ricorda Dino.Anche per lui il Dkc è un luogo unico: “Cercavo qualcosa del genere a Sarajevo e l’ho trovato solo quando sono entrato qui. Non c’era mai stato un posto dove mi sentivo così libero di avvicinarmi a chiunque, di fare conoscenze, socializzare e quindi scambiare esperienze”.
Per necessità
Emir Zametica, giornalista e conduttore della Bhrt, emittente radiotelevisiva indipendente bosniaca, che segue le attività del Dkc nel suo show Propuh, è d’accordo: “Quando avevo l’età delle persone che ora animano il centro sociale, qualcosa del genere era un sogno. Ma all’epoca non avevamo né le capacità né l’impegno né il coraggio di occupare lo spazio da soli”, riconosce. “Ora il Dkc ha cambiato molte cose”.
Per l’esibizione dei Solis, il locale assume un’aria rock. Dino è lì da mezzogiorno per allestire il set. Hana si offre di stare al bar. Ahmed, Sead e Dejan sono in mezzo al pubblico. Il frontman della band, Emin, emozionato, non nasconde il suo entusiasmo per l’incredibile energia che arriva dalla sala.
E mentre la serata volge al termine, l’atmosfera che si respira rimane vivace. Il Dkc restituisce linfa vitale alla cultura alternativa di Sarajevo e dintorni. E così come lo hanno preparato, i volontari lo ripuliranno “cantando”.
Tutti amano questa loro casa. Ma anche se un giorno dovesse non esserci più, la tradizione del Dkc sopravvivrà. “Il Dkc non è uno spazio, il Dkc sono le persone. E sono sicuro che se fosse necessario queste persone troverebbero un posto nuovo continuando altrove quello che fanno qui”, ha detto Emir Zametica.
“A rendere il centro ciò che è sono i valori. È così che è sopravvissuto a tutte le sfide che ha incontrato, perché è un posto necessario in questa città”, afferma Dino Tuka. “Uguaglianza per tutti, libertà, né derisioni né oppressione, ma antifascismo. Siamo contro l’omofobia, siamo contro il nazismo e ogni tipo di discriminazione, cerchiamo di mantenere questo spazio aperto a tutti”. Alla domanda “Da tutti per tutti?”, risponde con un sorriso: “Da tutti per tutti!”. ◆ ab
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati