Le elezioni – o quella cosa che per qualche motivo in Russia ci ostiniamo a chiamare così – sono passate. E sembrerebbe quasi che tutte le elezioni precedenti siano state oneste e che solo ora i russi siano stati ingannati. Le elezioni si sono tenute non per permettere ai cittadini di esercitare il diritto di voto, ma per sottrarglielo.

Poco importa se i russi hanno votato da casa, di domenica o di venerdì, dribblando fango e pozzanghere o tra i cristalli e i marmi finti di qualche palazzo. Perché queste elezioni non sono state altro che una prova generale di quelle vere. Che si terranno fra tre anni, quando il presidente Vladimir Putin sarà di nuovo eletto per succedere a se stesso. Tutti i giochetti di questi giorni sono solo un assaggio della grande festa che verrà. Cosa abbiamo davanti agli occhi? La vera opposizione relegata nelle carceri o fuggita all’estero. L’opposizione di cartone servilmente prostrata. La stampa dichiarata nemico del popolo.

Il potere ha a disposizione centinaia di migliaia di funzionari della sicurezza e tutti i canali della propaganda. La maggioranza della popolazione se ne sta buona in fila ad aspettare il proprio turno per votare, vive alla giornata e alla politica non ci pensa, troppo preoccupata perché i rincari ormai riguardano perfino il grano saraceno (usato per fare la kaša, il classico porridge russo). Non si prevedono proteste. Eppure, per averla vinta, il potere ha scomodato l’intero apparato amministrativo. È chiaro che il governo attuale può offrirci solo un sicuro declino. Per trovare una spiegazione alla nostra miseria dovremo cercare nemici. C’isoleremo dal mondo e comunicheremo con l’esterno solo attraverso oleodotti e gasdotti. E nel 2024 capiremo che il senso della nostra esistenza consiste nel mantenere al potere una certa persona, che diventerà l’intoccabile simbolo della Russia. Al pari dello stemma nazionale e della bandiera.◆ ab

Questo articolo è uscito sul numero 1428 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati