I protagonisti della scena rave britannica della fine degli anni ottanta sono diventati imprenditori e promotori culturali. Prima di loro, la stessa cosa era successa con gli esponenti d’importanti controculture come il punk negli anni settanta e il movimento hippy negli anni sessanta. Le idee venute fuori in questi ambienti alternativi si sono rivelate importanti anche per lo sviluppo del capitalismo culturale, nel bene e nel male. Per fortuna gli aspetti positivi sono più numerosi di quelli negativi.

L’autobiografia di Richard Russell, intitolata Liberation through hearing, non è un testo rivoluzionario, ma fa riflettere sul contributo dell’autore al mondo della musica. Russell è il presidente e proprietario dell’etichetta discografica indipendente più di tendenza degli ultimi venticinque anni: la Xl Recordings.

Oggi, in un mondo dominato dall’ascolto in streaming, in cui la musica è un insieme di suoni che viene fuori dal computer o dal telefono, il nome di una casa discografica potrebbe dire poco. Ma in realtà è più importante di quello che sembra. Oltre a illustrare come identità, tradizione e rinnovamento plasmino la cultura di un’azienda, il libro di Russell mostra come la Xl sia riuscita a mantenere il fragile equilibrio tra le esigenze commerciali e quelle artistiche, in una lotta eterna fondamentale per far germogliare le avanguardie.

La Xl nacque a Londra alla fine degli anni ottanta. Pubblicava singoli in vinile dodici pollici che venivano suonati nei locali notturni e ai rave nel Regno Unito. Ben presto le ambizioni dell’etichetta crebbero, insieme ai successi. È affascinante seguire il cammino che ha fatto l’etichetta, dai dischi di musica elettronica alla scoperta della pop star Adele, una delle artiste più di successo dei nostri tempi.

Il libro però non parla solo del successo. Russell ripercorre la sua vita e la sua carriera con lo sguardo pacato di una persona matura che ha sconfitto una grave malattia, la sindrome di Guillain-Barré. Racconta con sincerità di aver toccato il cielo con un dito quando lavorava nel retrobottega di Vinylmania a New York, il leggendario negozio di musica house e disco gestito da Charlie Grappone. Ci sorprende, poi, quando minimizza un episodio avvenuto durante la festa di compleanno di Adele a Los Angeles: per puro caso, nella stessa casa in cui fu girata la scena della “testa di cavallo nel letto” del Padrino, ai tempi in vendita alla modica cifra di 135 milioni di dollari, Russell fece due chiacchiere con Jay-Z e Beyoncé, che dimostrarono un notevole interesse per la sua etichetta.

All’apparenza Liberation through hearing ripercorre l’avvincente storia di un’azienda di successo, ma i temi principali sono il potere della musica e l’importanza dell’istinto.

L’incontro

Il punto di svolta nella vita di Russell, quando era ancora un raver amante dell’hip hop, fu l’incontro con un giovane produttore sconosciuto, Liam Howlett, il cui progetto è diventato famoso con il nome di The Prodigy. Anche se i primi brani, come Charly, erano ricchi di fascino, la band cominciò ad avere successo con l’arrivo dell’eccentrico cantante Keith Flint (morto suicida nel marzo 2019), una delle icone visive degli anni novanta. Band techno con l’energia del punk, i britannici Prodigy riuscirono nell’impresa di spopolare anche negli Stati Uniti.

Biografia

1971 Nasce a Londra, nel Regno Unito.

1991 Entra come scopritore di talenti nella casa discografica britannica Xl Recordings.

2007 Diventa presidente e comproprietario della Xl.

dicembre 2007 La Xl pubblica il cd e il vinile di In rainbows, il primo disco registrato dai Radiohead dopo la rottura del contratto con la Emi.

2013 È ricoverato in ospedale, dove gli viene diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré.

2020 Pubblica la sua autobiografia, intitolata Liberation through hearing.


I contatti allacciati da Russell in quel periodo tornarono utili per il futuro dell’etichetta, anche se l’autore non se ne vanta particolarmente. Nel libro i brani di successo e quelli che hanno dettato le mode spuntano fuori di continuo come se fossero le notifiche push di uno smart­phone. Russell e i suoi colleghi hanno avuto un fiuto non comune, mettendo sotto contratto artisti molto diversi l’uno dall’altro. Per esempio Badly Drawn Boy, il cantante originario di Dunstable, in Inghilterra, nel 2000 si è aggiudicato il Mercury prize, il più prestigioso premio musicale britannico. La world music anarchica di M.I.A., cantante e rapper britannica di origine tamil, è stata perfetta per l’era degli mp3. Dizzee Rascal ha reso popolare il grime, un sottogenere del rap nato nel Regno Unito. Ai loro esordi, gli statunitensi Vampire Weekend erano un po’ fighetti, ma hanno prodotto anche un ottimo indie rock dalle sonorità africane. Con Seven nation army i White Stripes hanno ridato lustro ai riff semplici del rock, riportando in vita le atmosfere di Led Zeppelin e dei Deep Purple. E non dimentichiamoci che la Xl Records pubblica i dischi dei Radiohead.

Anche artisti norvegesi come la giovane Okay Kaya e il duo Smerz sono passati attraverso la Xl. Richard Russell è orgoglioso di aver fondato uno studio collegato alla sua etichetta e lui stesso fa musica elettronica con lo pseudonimo Everything Is Recorded, con il quale ha da poco pubblicato un nuovo album. Nel libro, tuttavia, dedica più spazio alla cosa che lo rende davvero orgoglioso: ha lavorato con due dei suoi idoli, i musicisti soul e funk Bobby Womack e Gil Scott-Heron, quando erano sul finire della carriera. Di recente la Xl ha pubblicato un album in cui il batterista jazz Makaya McCraven reinterpreta I’m new here di Gil Scott-Heron, anche questo uscito per l’etichetta di Russell nel 2010.

E non dobbiamo dimenticare l’etichetta Young Turks, creata dallo stesso Russell attorno al grande successo degli xx, che ha sotto contratto artisti come Fka twigs, Sampha e il jazzista Kamasi Washington.

Una microstoria

È evidente che un libro del genere invogli all’ascolto e Russell ha inserito in ogni capitolo una playlist che non comprende solo gli artisti con cui ha collaborato, ma anche brani che illustrano la sua vita e il suo approccio alle canzoni. Su Spotify c’è una playlist con lo stesso titolo dell’autobiografia: dura quasi undici ore.

Alcuni capitoli compongono una specie di microstoria della musica dance elettronica, dell’hip hop e del grime. Nelle corrispondenti playlist troviamo brani imperdibili. Il mio preferito è il remix fatto da Russell e un collega, con il nome d’arte Kicks Like a Mule, del pezzo rave pop Don’t go degli Awesome 3, uscito nel 1992, testimonianza di un’epoca particolarmente feconda della cultura giovane alternativa. Questo progetto lo portò anche a creare un brano di successo, il singolo The bouncer, un gioiello nel catalogo di brani dedicati a buttafuori e selettive liste d’ingresso da discoteca. Ah, se solo oggi potessimo metterci in coda sperando di entrare in un locale buio per ascoltare un dj!

In linea con la sua filosofia imprenditoriale, per pubblicare l’autobiografia Russell ha scelto la nuova casa editrice semindipendente White Rabbit Books, diretta da Lee Brackstone, già editor per la Faber & Faber dei libri di Kim Gordon, fondatrice della band Sonic Youth, e di Viv Albertine, chitarrista degli Slits.

Negli ultimi anni le sezioni delle librerie dedicate alla musica si sono arricchite e fa piacere constatare che oggi sono rappresentati tutti i generi. Spegnete Netflix e aprite un libro! ◆ lv

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Questo articolo è uscito sul numero 1360 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati